PDA

Visualizza la versione completa : Articoli Meteo sul Gazzettino di oggi



meteos66
06-08-2006, 16:59
Vi lascio ogni commento, numero splendido del Gazzettino del NE.....(a molti forse non interesserà quello mio personale :canna ).

Saluti e Buona Domenica




Domenica, 6 Agosto 2006



É stato il luglio più caldo degli ultimi 50 anni
Il calore killer controllato dal Centro meteo di Teolo, anche per contro delle Usl. Da Arabba ancora allarme ghiacciai e permafrost

di ADRIANO FAVARO Comincia con un proverbio. Ma è una provocazione, che anche chi dirige uno dei centri meteo più importanti d'Italia può concedersi ogni tanto: «Sa, i proverbi non dicono tanto, ma ce n'è uno che fa: "La prima pioggia d'agosto rinfresca il bosco» lo conosce? Ecco. É andata proprio così. Dopo il mese di luglio più caldo degli ultimi 50 anni questo abbassamento di temperatura si percepisce in modo pressante. Ma non è anomalo che ci siano temporali e cambi di clima in agosto. É anomalo invece che da quaranta giorni ci siano state temperature pazzesche». Per Marco Monai e gli altri 60 meteorologi che lavorano nel centro padovano di Teolo questi sono giorni di grande attività. Perché ormai le previsioni sono diventare un vero affare per tutti. E questo dimostra che le modifiche del clima su scala mondiale ormai sono percepibili e, anzi, provocano effetti sempre più pesanti su ambiente e popolazione. «Ci sono stati tanti cambi climatici sulla terra. Ma mai è successo che la temperatura sia cambiata di tanto in così poco tempo - riflette Monai - I cambi forti sono avvenuti negli ultimi 150 anni, un tempo brevissimo per un pianeta che ha circa 5 miliardi di anni. Cosa vuol dire? Che è estremamente probabile che ci sia lo zampino dell'uomo in questo super riscaldamento». E il caldo ha impatti potentissimi sull'economia: le città spengono le luci, le aziende chiudono perché non hanno energia sufficiente. La vita di molti anziani è a rischio. Scompaiono sempre più velocemente alcune specie animali o si spostano in zone prima vietate, come pesci e alghe. E cambiano gli areali di produzione del miele perchè le api migrano in altri luoghi; in Italia gli ulivi si spostano sempre più verso il nord, area che ormai va desertificandosi. «É proprio così - commenta Anselmo Cagnati del servizio valanghe di Arabba, il primo centro di rilevamento metereologico veneto, nato 25 anni fa - Dagli anni Ottanta abbiamo visto sul terreno e sulla montagna gli effetti concreti del rapido cambio climatico. Rispetto al 1910 i ghiacciai alpini si sono ritirati del 45-50 per cento. E c'è il rischio della riduzione del permafrost, il ghiaccio perenne che sta sotto terra e che "incolla" i versanti inclinati». Quelli di Arabba hanno compiuto uno studio di previsione utilizzando un modello matematico i cui risultati sono drammatici. Dice Cagnati: «Su un'areale di 1650 chilometri quadrati a quota superiore a 2700 metri attualmente il permafrost occupa una superficie di 32 chilometri quadrati. Se si verificassero otto estati torride come queste del permafrost non resterebbe che una traccia: un chilometro e 600 metri quadrati». I segni visibili dei rapidi mutamenti climatici sono le frane che stravolgono vallate e strade, i crolli, gli smottamenti, le cime che si sgretolano. «Anche per questo c'è costante attenzione verso la meteorologia - aggiunge Monai - che è sempre più attendibile in generale. Credo ci sia stato anche un importante cambio di mentalità da parte del meteorologo, che ha cercato di pensare prodotti differenziati: turismo e protezioni civile per esempio hanno interessi differenti. I controllori del clima, i previsori del tempo del Nordest sanno di stare seduti sulla pentola più bollente del mondo. «La pianura Padana (e il territorio vicino) sono tra i più complessi se non il più complesso sistema al mondo - dice sicuro Monai - Una cosa è fare previsioni sulla costa Atlantica francese un'altra è farla qui. Un esempio? La precipitazione media nel Polesine annua è un terzo rispetto alle Prealpi vicentine. Due territori distanti in linea d'area un centinaio di chilometri, ridicolo dal punto di vista delle grandezze meteorologiche. In un anno piove da una parte 7-800 millimetri, dall'altra 2000-2100...». Se si sommano le bizzarrie climatiche e meteorologiche della Padania ai grandi cambi del clima si capisce come sia sempre più indispensabile per chi organizza eventi e spettacoli avere previsoni affidabili. «Giuste ormai al 98 per cento - sorride Monai- Per questo facciamo un lavoro specifico con l'Arena di Verona. Previsioni ogni giorno, bollettino alle 18, verifica ogni ora fino alle 21 se ci fossero rischi. Ma fino alle 23 siamo in grado di monitorare di minuto in minuto il cielo sopra l'Arena». Ma quello dell'Arena e delle Opere rappresentate non è l'unico "business". La Protezione Civile dipende praticamente dalle previsioni di Teolo che mette a disposizione 24 ore su 24 informazioni. Da due anni il centro Meteo di Teolo fornisce al sistema sanitario veneto informazioni per difendersi dalle ondate di calore «Ogni giorno - aggiunge Monai - diciamo a una serie di strutture che fanno riferimento al sistema socio sanitario, dalle Uls ai Pronto Soccorso che cosa potrebbe capitare in alcune aree della regione: utilizziamo una specie di semaforo, verde, giallo, rosso, a seconda delle difficoltà in arrivo. In relazione a questo vengono attivate procedure speciali: sarà necessario avere un certo tipo di personale o disponibilità di posti letto per le aumentate degenze. Questa esperienza è già al secondo anno e funziona bene». É un grande passo avanti verso una migliore qualità della vita sociale, che negli anni Ottanta nessuno avrebbe sospettato. Che il caldo uccida ne sa qualcosa l'Europa: centinaia di decessi nel 2003 per l'ondata di calore. Adesso dagli Usa è arrivato anche uno studio che spiega come «le temperature estive impazzite uccidano soprattutto nei quartieri residenziali, dove gli anziani restano in casa e non si spostano nei luoghi con aria condizionata». L'ondata di calore che colpì Chicago nel 1995 e che uccise 800 persone, in gran parte anziani soli, sta alla base di questa ricerca. Per Teolo intanto si sta aprendo un nuovo percorso: «Fra poco, dopo un periodo di sperimentazione - precisa Monai - firmeremo una convenzione che i Consorzi di Bonifica del Veneto: li doteremo di un collegamento riservato con i nostri dati radar. Così ogni Consorzio sarà in grado di vedere dove piove e dove pioverà. In tempo reale ognuno potrà decidere quali chiuse e che canali utilizzare». É la prima volta che si fa questo in Italia. «La tecnologia aiuta anche il centro di Arabba - dice Anselmo Cagnati - Il monitoraggio degli ambienti periglaciali che ha portato alla realizzazione della carta Permafrost potenziale, la mappa dei suoli permanentemente gelati o più semplicemente dei terreni che rimangono congelati per più di due anni è stato eseguito su un modello matematico (Alpine 3D). Abbiamo inserito valori, come radiazioni, temperature, precipitazioni, ecc. in collaborazione con l'Istituto della Neve e delle valanghe Federale Svizzero di Davos». Proprio vero: il clima ormai non è più un affare di casa nostra, ma questione mondiale. «Ma gesti di rispetto dell'ambiente e di risparmio energetico - ricordano Monai e Cagnati - sono solo individuali».



Domenica, 6 Agosto 2006


KYOTO
Rischio inondazioni a Nordest


Che cosa accadrà in Italia (e nel Nordest) per effetto del riscaldamento? Ormai con il clima nessuno scherza e dopo la sottoscrizione definitiva del protocollo di Kyoto (Montreal, 2005) anche i Paesi più recalcitranti come gli Stati Uniti stanno cominciando ad accettare l'esistenza dell'effetto serra. E tutto questo mentre ricercatori del Center for Climate Systems Research (CCSR), una sezione del The Earth Institute, della Columbia University, hanno sviluppato una cartina ad alta risoluzione relativa ai cambiamenti nella distribuzione della popolazione mondiale da qui al 2025. La carta evidenzia una perdita di popolazione in alcune aree dell'Europa orientale e dell'Asia, e un significativo aumento in altre. Il massimo incremento nella densità della popolazione è previsto in alcune regioni dei Paesi in via di sviluppo peraltro già densamente affollate. Aumenterà in maniera particolarmente significativa la popolazione residente nelle regioni costiere, fino a un centinaio di chilometri all'interno: si stima un aumento del 35 per cento, facendo arrivare il numero delle persone che vivono in quelle regioni a 2,75 miliardi. Questa situazione da un lato metterà a serio rischio la sostenibilità ecologica degli ambienti costieri, dall'altro esporrà un numero ancor più rilevante di persone ai problemi connessi al progressivo innalzamento del livello marino. Anche il Nordest è coinvolto in due grandi rischi geoclimatici: lo sprofondamento delle coste e le inondazioni marine. Sono i dati che emergono anche dall'ultimo lavoro scientifico che si può leggere nel volume "Kyoto e dintorni. I cambiamenti climatici come problema globale", edito da Franco Angeli, a cura di Antonello Pasini. Un simile scenario era stato disegnato anche dal ministero dell'Ambiente italiano in collaborazione con i più importanti centri di ricerca mondiale: «Venezia, un terzo del Veneto, e una parte del Friuli, sono aree fortemente a rischio inondazioni. Non servirà aspettare molto, è la sintesi delle ricerche: se i risultati dell'effetto serra e di altri fenomeni meteorologici continueranno con questa crescita Venezia, e Chioggia, saranno ogni giorno allagate». Questo lavori sono stati pubblicati dall'Accademia dei Lincei e dall'Istituto Veneto di Scienze lettere ed arte. Venezia, che il manuale delle Nazioni Unite mette al primo posto tra le città in pericolo al mondo - secondo la relazione di Corrado Clini che si è basato sui dati dei ricercatori della Columbia University e del Goddard Space Institute della Nasa (che collaborano con il Cnr italiano) - deve considerare che le previsioni di normale crescita del livello dei mari e dell'aumento della temperatura potrebbero "rompersi" intorno al 2030. E a parte il fatto che la pianura padana potrebbe diventare ottima per piantare aranci e olivi; o che l'Inghilterra potrebbe essere semisepolta da ghiacciai per colpa anche del disequilibrio tra le correnti di Humboldt e del Golfo, si assisterebbere ad una serie di eventi considerati dagli esperti drammatici. Qualche anno fa il Governo italiano consegnò uno studio alla "Convenzione quadro sui cambiamenti climatici" dove si diceva che "per colpa della variazione del livello marino e della subsidenza le aree costiere che vanno dalla Romagna al Friuli sono quelle maggiormente vulnerabili". L'Italia aveva ricordato agli esperti mondiali come gran parte dell'area del Delta del Po sia di tre metri sotto il livello del mare; e i terreni costieri posti a sud e a nord della laguna di Venezia situati fino ad un metro sotto il livello del mare. Cioè una buona parte del Veneto (e parte del Friuli) sono all'asciutto perché da decenni funzionano le idrovore. "Secondo stime convergenti - è la relazione di Clini - è previsto un aumento del livello del mare tra i 25 e 30 centimetri entro il 2030; e il rischio di inondazione di almeno 4500 chilometri quadrati di aree costiere e pianure in tutta Italia". Sparirebbero parte delle spiagge, e sarebbero in crisi molte colture agricole. E la città di Venezia (con Chioggia), nello scenario più allarmante, fra meno di 30 anni finirebbe in una crisi continua. Se davvero si è rotta la macchina del clima, non si potrà più guardare con leggerezza al vicino futuro.




Domenica, 6 Agosto 2006



«Li abbiamo preparati noi e da settembre cominceremo ad ...


«Li abbiamo preparati noi e da settembre cominceremo ad utilizzare i loro dati». Marco Monai (centro meteo di Teolo) parla dei 70 cacciatori di temporali che hanno studiato a Padova.«Si tratta di un gruppo di volontari appassionati e specializzati - dice il tecnico - che seguirà dal vivo l'evoluzione delle manifestazioni temporalesche». Arrivati da mezza Italia i 70 cacciatori hanno imparato nei mesi scorsi come controllare un evento temporalesco, come misurare l'intensità delle precipitazioni, come fotografare la grandine e capire l'intensità di un tornado. Questi dati - spiegano a Telo - verranno poi inserite affiancati a quelli che ci danno i due radar meteo. Un'integrazione importante per il funzionamento ottimale delle macchine. Uno dei più appassionati cacciatori di temporali e tornado italiani che ha collaborato al corso di Teolo è senz'altro Andrea Griffa, 25 anni, un libro sui tornado appena uscito. «Con gli amici dell'università facciamo previsioni e andiamo anche a caccia di Tornado, America compresa». In attesa di organizzare anche nella pianura Padana cacce a temporali e tornadi Griffa segnala il sito www.storms.meteonetwork.it. Il web ci ha molto aiutato nei contatti, e noi crediamo di essere diventati anche bravi».





Domenica, 6 Agosto 2006



É ancora arrabbiato. «Perché quasi tutti i mezzi di ...


É ancora arrabbiato. «Perché quasi tutti i mezzi di informazione hanno ignorato il nostro allarme meteo del 27 luglio. Avevamo segnalato, unici, il rischio di piogge temporali consistenti e localmente violenti con grandi e colpi di vento». Lui, Marco Virgilio, giornalista, coordinatore di "Meteopoint-centro meteorologico Triveneto" non riesce a capacitarsi perché nessuno abbia dato retta alle loro previsioni. «Fatto salvo - dice - leggere il giorno dopo che il concerto di Ramazzotti è stato rinviato per l'uragano, a Trieste c'è stato un morto per la tromba d'aria, a Maserada (Treviso) un morto colpito da un albero, la Riviera del Brenta tra Padova e Venezia ko». Bastava ascoltarvi... «Ma quasi nessun l'ha fatto. Eppure noi questo lavoro lo compiamo in modo accurato, aggiornandoci continuamente. Lo dimostra la precisione dei bollettini, anche in questo caso» Voi siete una delle poche strutture private italiane di meteorologia. «Siamo nati nel 2003, un gruppo di amici, ognuno con esperienza specifica nel settore. Ci siamo detti: se funzionano quelli del centro Epson proviamo anche noi. É sempre più forte la tendenza di sostituire il sistema privato a quello pubblico..» Così le previsioni del tempo sono diventate il vostro lavoro. «Esattamente così. E noi continuiamo a credere che il sistema pubblico, anche per questione di costi degli investimenti, debba fornire dati che poi tutti possano utilizzare». Come operate adesso? «Quattro persone fisse più un sistema di collaborazioni su temi specifici». Area di previsione? «Il Nordest e l'Italia». Clienti. «Privati e pubblici. Dalle comunità montane alle darsene, alle scuole che vogliono insegnare meteo agli studenti. Ma ci chiamano anche le imprese edili. Per loro è importante sapere se potranno far lavorare i dipendenti all'aperto o se pioverà e quindi potranno impegnare le forze all'interno. Per fare questo occorre programmare, sapere in anticipo per predisporre le forze adeguate». Vivete in un'area di mare. «Per questo facciamo tante previsioni meteo per i naviganti. La gente - soprattutto nell'area del Nordest - si muove sempre di più in modo responsabile». Quante stazioni possedete? «Un centinaio in tutta Italia, 98 per la precisione». Avviate come? «Le abbiamo installate in aziende e in aree che hanno interesse immediato a conoscere le condizioni climatiche. Abbiamo anche insegnato come si usano e poi condividiamo questi dati. Noi siamo partiti subito condividendo tutti i dati, è la nostra filosofia». Sta crescendo la cultura meteo? «Tantissimo, e questo ci sta favorendo anche se, ripeto, qualcuno vuole continuare ad ignorarci» Nel vostro sito web mettete in mostra anche un rilevatore di fulmini "stormtracker". Ma davvero qualcuno si compra una macchina così e cosa costa? «Le darsene, per esempio, avrebbero tutto l'interesse a conoscere la loro condizione meteo anche vicina. Bastano 1500 euro». In Italia siete... «Tra i primi quattro gruppi privati, sicuramente». adriano.favaro@gazzettino.it


Mio personale :laugh :ang

Domenica, 6 Agosto 2006


METEO
L'estate sta finendo e ritornerà la pioggia


Dopo un luglio con record di caldo che ha catapultato il mese tra i tre più torridi dal 1914, cioè da quando esistono rilevazioni climatiche in Polesine (gli altri anni sono il 1928 e il 2003), agosto ha subìto un repentino cambiamento facendo crollare la temperatura in media di 7 od 8 gradi rispetto a luglio. In questi ultimi due giorni siamo sotto la media normale della prima decade di agosto di circa 3-5 gradi. Com'è spiegabile un evento simile? Risponde Andrea Bascarin, appassionato di meteorologia rodigino: «I precedenti non mancano, ma si sono finora presentati molto più avanti in agosto. Di solito una vera inversione di tendenza e le prime vere rinfrescate sono quasi sempre avvenute nella seconda parte del mese. Analizzando gli ultimi 20 anni, le estati hanno subito un generale e considerevole aumento delle ondate di caldo, ma questo non ha impedito che episodi di fresco e maltempo si siano verificati anche nel pieno della stagione estiva, ne sono un esempio il 2005, il 2002, il 1995, il 1989 e il 1984». Quindi non c'è una vera anomalia? «La vera anomalia di questa estate sono gli sbalzi termici, con una prima decade di giugno degna di fine aprile e, dalla metà di giugno a fine luglio, temperature estreme che solo nel 2003 si sono raggiunte. Agosto si presenta come il mese estivo per eccellenza, ma in meteorologia è il mese che conclude l´estate e risente dei primi cambiamenti di stagione». Cosa significa allora questa fase? «Al momento la circolazione calda africana sembra ormai relegata nella sua zona di origine o al massimo va a influenzare parte della Spagna fino a ferragosto. A Nordest le correnti atlantiche offriranno un clima variabile con precipitazioni sparse alternate a belle giornate con temperature nella media e punte tra i 28 e i 30 gradi. Le notti saranno fresche e non afose. Le precipitazioni, ancora scarse, dovrebbero tornare in settimana. Il deficit pluviometrico sarà in parte colmato a vantaggio delle campagne».