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Visualizza la versione completa : IMPERDIBILE:Inverni anni 40, perchè così insoliti?



meteos66
01-09-2006, 17:57
Mi permetto di aprire una discussione sui favolosi anni 40, non per motivi putroppo noti e tristi della guerra, quanto per una serie di inverni che sono passati alla storia, sia a livello Europeo che Italiano......
In particolare per il NE, sono stati incredibili

Gen, Feb, Dic: 1940
Gen: 1942
Gen: 1945
Gen: 1947

Mi occuperò di questi in dettaglio alla fine di un articolo uscito su una rivista Inglese e che cercherò di tradurre per voi e completare con appunto dati statistici:
Ecco la prima parte:

L’ANOMALIA GLOBALE DEL CLIMA di Stefan Bronnimann (Istituto Atmosferico e Climatico di Zurigo)


Nell’estate del1941, le truppe tedesche stavano avanzando all’interno dell’Unione Sovietica, generando il fronte orientale. All’inizio le truppe progredivano rapidamente, ma poi un inverno eccezionalmente rigido fermò l’assalto.
“1942: L’inverno arriva a piena forza, difficilmente è possibile avanzare mancando gli equipaggiamenti e l’abbigliamento invernali(…). A mezzanotte la temperatura precipitò segnando un nuovo punto di minima. Il 24 gennaio 1942, nella nostra postazione divisionale fu misurata una temperatura di – 56 °c”(dal diario di Otto Geipel ).
I freddi inverni europei durante la seconda guerra mondiale ( 1941/42 fu il terzo in fila ) sono famosi. Essi influenzarono perfino il corso della guerra. Tuttavia è meno conosciuto che allo stesso tempo il clima fu anche anomalo in altre parti del mondo. Le temperature furono eccezionalmente alte in Alaska, e fu riportato un Nino prolungato. Inoltre gli scienziati notarono un inusuale alto valore di ozono al di sopra di diverse zone europee. I freddi inverni russi furono soltanto una sfaccettatura di un’anomalia globale del clima comprendente la troposfera e la stratosfera, un fatto di cui non ci si rese conto fino in tempi recenti. Studiare la variabilità climatica del passato, specialmente gli estremi climatici del passato, è una chiave per comprendere i cambiamenti del clima presenti e futuri. A prescindere dal semplice( ma nondimeno importante) aspetto della documentazione, gli scienziati sperano di ottenere degli approfondimenti nei processi sottolineando tali forti eventi climatici. Analizzare in dettaglio l’anomalia dei primi anni ‘40 è considerato particolarmente vantaggioso a causa della sua grandezza spaziale e la sua estrema magnitudo. Tali eventi hanno, e avranno se si ripeteranno nel futuro, un forte impatto economico ed ambientale. Inoltre questo particolare evento si colloca bene nella attuale discussione scientifica circa il ruolo degli oceani tropicali nel sistema climatico, sulla variabilità di vasta scala del clima dell’emisfero nord, e sulla relazione tra la dinamica dell’atmosfera e l’ozono della stratosfera . Studiando il periodo dal 1940 al 1942, può dunque contribuire ad una migliore comprensione dell’accoppiamento su larga scala tra tropici ed extra tropici e tra troposfera ed stratosfera. Un altro beneficio di tale studio è che involve gli sviluppi di nuovi strumenti e tecniche per l’analisi di livelli superiori di variabilità del passato. In questo articolo riassumiamo il nostro recente lavoro sull’anomalia climatica del 1940-1942.

COME STUDIARE LA CIRCOLAZIONE DEGLI ALTI STRATI DURANTE I PRIMI ANNI ‘40

Una ragione del perché il periodo dal ’40 al ’42 è sfuggito precedentemente all’ attenzione della maggior parte degli scienziati climatologi è che i dati disponibili antecedenti al 1948 sono scarsi. Praticamente nessun dato riguardante gli alti strati può essere trovato in formato elettronico. Tuttavia palloni sonda e altri rilievi ad alta quoto furono effettuati negli anni ’30 e ’40, specialmente durante la guerra. Durante l’avanzata verso Mosca le truppe tedesche eseguirono rilievi radio giornalieri nei territori occupati. Vaste reti aerologiche erano in funzione in Unione Sovietica e negli Stati Uniti. La maggior parte di questi dati possono essere trovati su carta in diversi archivi meteorologici. Un esempio di foglio dati (dal rilievo meteorologico tedesco) è mostrato in fig. 3. Rivalutare questi dati è molto utile, anche se estremamente laborioso. Esso include lavoro di archivio e ricerche letterarie in modo da collocare i dati ed ottenere le maggiori informazioni di supporto possibili. I fogli di dati consistono di migliaia di pagine e spesso di tabelle scritte a mano che richiedono di essere digitalizzate e controllate per eventuali errori. Il passo successivo è determinare adeguate correzioni, che sono necessarie perché queste antiquate misurazioni furono affette da vari problemi strumentali. Per esempio, il grande ritardo degli strumenti distorse i grafici e i radio rilievi durante il giorno e soffrirono di un forte errore di radiazione. Alla fine devono essere trovate delle strade per stabilire e dare validità ai dati per ottenere un risultato adeguato ai riferimenti scientifici. Queste procedure furono applicate per migliaia di profili di temperatura e pressione ottenuti da voli aerei e radio sonde dal 1939 al 1944. Malgrado alcuni problemi di qualità (diverse serie vennero scartate) una relativa buona copertura della troposfera extra tropicale settentrionale potè essere raggiunta. Sfortunatamente, la maggior parte dei palloni non raggiunse la stratosfera e la copertura spaziale è di gran lunga peggiore al di sopra dei 10 km di altitudine. Esempi di rivalutazione di dati di alta quota in forma di serie temporali e grafici sono riprodotti in fig. 5.
E difficile indirizzare caratteristiche spaziali della circolazione degli alti strati direttamente nei dati delle radiosonde; sono necessari campi meteorologici( incrociati ?).A questo scopo i dati degli strati superiori furono implementati con dati della superficie terrestre come temperature o pressione atmosferica al livello del mare. Questa informazione ( dato di previsione) fu usato in un’approccio statistico per la ricostruzione media dei campi degli strati superiori.La relazione tra il dato di previsione e i campi dei livelli superiori fu derivato in un periodo più recente (NCEP/NCAR ri-analisi dati 1948-1994) per mezzo della regressione dei principali componenti. Le funzioni di trasferimento ottenute furono poi applicate ai dati storici producendo carte mensili di temperatura media ed altezza geopotenziale dell’emisfero nord extra tropicale su fino alla più bassa stratosfera (100 mb ).Diverse serie degli strati sup. non furono usate nell’approccio ricostruttivo ma vennero conservate per una conferma indipendente. Furono eseguiti numerosi studi di sensibilità ed esperimenti di conferma.Può essere dimostrato che l’abilità di ricostruzione è generalmente buona, tuttavia con differenze stagionali e spaziali. I dati delle radiosonde non sono l’unica fonte di informazioni della circolazione negli alti strati. Informazioni indirette possono essere derivate dall’ozono totale, una quantità che è stata misurata per quasi 80 anni. In assenza di un forte impoverimento dell’ozono dovuto alla chimica, il totale di ozono alle medie latitudini dell’emisfero nord è controllato dai processi di trasporto stratosferici, che in alcuni casi possono essere diagnosticati nei dati. Per il nostro studio usammo sei serie storiche di ozono dagli anni ‘30 e ‘40 le quali furono recentemente rivalutate nel contesto di questo ed altri progetti.

RISULTATI: UN’ANOMALIA CLIMATICA GLOBALE

Il clima del periodo 1940-42 è stato finora solamente studiato da punti di vista regionali, indirizzando le anomalie nel Pacifico o in Europa. I nuovi elementi mostrano ora per la prima volta che l’anomalia dei primi anni ’40 comprendeva la troposfera e la stratosfera dell’intero pianeta. Una caratteristica sorprendente fu la persistenza delle caratteristiche anomali, specialmente sulla superficie terrestre, durante tutte le stagioni per un periodo di oltre due anni dal gennaio 1940 al febbraio 1942 La fig. 7b mostra le anomalie (con raffronto al periodo 1961-1990 ciclo anuale medio) della temperatura del suolo e la media SLP del periodo. In Europa le anomalie estremamente negative appaiono nel campo delle temperature medie dovute principalmente agli inverni freddi, compresi i due più freddi del ventesimo secolo in molte regioni. Basse temperature vennero registrate anche in altre stagioni. Un esempio di un forte e prolungata ondata di freddo nell’autunno del’41 è mostrata in fig.5 a nei grafici della temperatura di Freiburg. Il clima fu anomalo anche altrove nel nord al di fuori dei tropici. Alte temperature furono osservate in Alaska fig.8 e in Canada, compreso il più caldo inverno del ventesimo secolo in parti dell’ Alaska,come pure in Asia centrale. Basse temperature vennero registrate nel centro del nord Pacifico, dove’40 e ’41 furono gli anni più freddi del ventesimo sec., e nella Siberia del nord.Clima anomalo fu osservato non solo nel nord extra tropicale ma anche nella regione tropicale del Pacifico. Un forte e prolungato El Nino durò dall’autunno del ’39 sino alla primavera del’42 fig.7. Il clima fu anomalo anche nell’emisfero sud, con basse temperature della superficie marina alle medie latitudini in tutti i bacini oceanici come caratteristica principale. Le deviazioni della temperatura sulla superficie terrestre sono in eccellente accordo con le anomalie nel campo del SLP. Le principali caratteristiche sono una forte bassa nelle Aleutine, una debole bassa Islandese, ed alta pressione sulla Scandinavia. L’intensificarsi della bassa delle Aleutine portò ad un anomalo sollevamento di aria calda nel suo fronte contribuendo ad incrementare le temperature in Alaska. La debole bassa sull’Islanda e l’alta SLP sulla Scandinavia sono in concordanza con i più frequenti blocchi ed interruzioni delle basse e sollevamento di aria fredda continentale sull’est europeo. Questa configurazione di anomalie di pressione sul settore del Pacifico e nord americano è ben conosciuto come il metodo positivo del così chiamato modello Pacifico-Nord Americano, mentre le anomalie nel settore Atlantico-Europeo sono in relazione con la fase negativa dell’Oscillazione del Nord Atlantico (NAO). I due modelli di circolazione sono normalmente considerati indipendenti e perciò le forti anomalie concomitanti nella regione del Pacifico ed in Europa sono degne di nota. Le carte dell’alta troposfera ricostruite forniscono l’evidenza di un cambiamento nella struttura delle onde planetarie . Più in alto a 100 mb (circa 16 km di altitudine) nella stratosfera inferiore extra tropicale, la circolazione è normalmente dominata dal vortice polare invernale. Le carte geopotenziali di alta pressione ricostruite riferite a questo livello fig.7 a dimostrano che il vortice era debole ed esteso meridionalmente in tutti i tre inverni, così come la media nel periodo(pressioni positive anomali sulla regione polare, negativa alle medie latitudini). Questo in concomitanza con una debole bassa Islandese sulla superficie terrestre (o fase negativa del NAO). Le carte della temperature a 100 mb mostrano pure un modello caratteristico nel ’40-’42, con anomalie positive sull’Eurasia del nord e il Pacifico del nord e anomalie negative su zone del nord Atlantico e del Canada.Alle medie latitudini, questo modello riflette parzialmente struttura planetaria delle onde. Le temperature della bassa stratosfera tendono ad essere al di sopra delle saccature della troposfera superiore, quando la tropopausa discende ad altitudini inferiori(esse sono spesso non in correlazione con le temperature della troposfera ,fig5a ). Nella regione polare durante l’inverno dominano altri processi. Il riscaldamento nella Siberia del nord fu dovutola debole vortice polare. Sebbene non esistano dati meteorologici al di sopra dei 100 mb, ci sono indicazioni di una circolazione anomala nella media stratosfera (30-10 mb o 25-33 km). L’evidenza suggerisce maggiori riscaldamenti nel medio inverno nella stratosfera in ognuno dei tre inverni in particolare gennaio1940, febbraio 1941 e febbraio 1942. Ciò è comparabilmente frequente,dal momento che tali eventi si verificano ogni terzo inverno su una media degli ultimi 50 anni. Maggiori riscaldamenti di medio inverno sono definiti come un completo collasso del vortice polare nel mezzo della stratosfera, spesso accompagnato da improvvisi riscaldamenti di 30-40° C nell’ambito di pochi giorni. Benché rari, questi eventi sono importanti perché possono propagare verso il basso e condizionare la circolazione troposferica. Un’altra indicazione di un’anomalia troposferica viene evidenziata dai dati storici dell’ozono totale fig.9. Tutte le sei serie disponibili mostrano un picco nel ’40-’42 in zone distanti fra loro come Cina, Nord America, Europa Centrale e l’Artico. Questo non può essere spiegato con processi chimici, ma punta al trasporto anomalo dell’ozono e perciò ad una circolazione stratosferica anomala. Riassumendo,i freddi inverni in Europa dal ’40 al ’42 non furono l’unica anomalia climatica del periodo . I dati del suolo e degli strati superiori mostrano notevoli deviazioni di temperatura e pressione su tutti gli extra tropici del nord come pure nei tropici. Inoltre,i dati storici relativi agli strati superiori danno evidenza che l’anomalia si estese su fino alla stratosfera. Il periodo 1940-1942 può quindi essere bollato come un’estrema anomalia del sistema globale troposfera-stratosfera. Di conseguenza , l’evento ha avuto impatti economici ed ambientali. A parte l’aver condizionato la seconda guerra mondiale, le anomalie causarono forti inondazioni in Peru, severe siccità nella regione del Sahel, alcuni dei più estesi incendi mai registrati in Alaska, come anche siccità e perdita dei raccolti in Borneo e in Australia. La pesca di alcuni tipi di pesci commerciali (salmone del pacifico, sardine) continuò ad essere eccezionale durante questi ann, dovuto in parte alle temperature oceaniche anomale nel nord Pacifico. In modo di analizzare le anomalie del ’40-’42 nel contesto della variabilità climatica del ventesimo secolo, furono formati diversi indicatori che catturano le caratteristiche principali delle anomalie del periodo preso in esame e permettono di tracciare delle serie temporali del ventesimo secolo fig.10. Per focalizzare la scala temporale di questo evento inusuale e considerare la sua persistenza, tutte le serie vennero livellate con un movimento medio di 2 anni. Queste serie includono il largamente usato indice El Nino NINO 3.4, temperatura media del suolo dell’Europa centrale, settentrionale e orientale denominata TEURO(10-55° E/ 45-70° N), la differenza del periodo invernale tra le anomalie SLP delle basse pressioni Islandese e delle Aleutine (IL-AL), una misura della debolezza del vortice polare a 100 mb (Z 100) in inverno, e l’ozono totale ad Arosa. Le anomalie nei primi anni ’40 erano chiaramente estreme nella scala temporale prescelta. Questo è vero specialmente per la TEURO e per l’alternanza tra la bassa dell’Islanda e quella delle Aleutine. In entrambe le serie, il picco ’40-’42 fu ben al di fuori della variabilità incontrata altrimenti nel ventesimo secolo. Lo stesso è vero per l’ozono totale ad Arosa, le più lunghe serie disponibili. Gli anni ’40-’41 hanno il più alto valore medio registrato.NINO.3inoltre esibisce un massimo assoluto all’inizio degli anni ’40 il quale è dovuto sia all’intensità che alla durata del fenomeno(in effetti, nel 1982/83 e nel 1997/98 si ebbero El Nino più intensi ma più brevi).


Saluti

PS: Di solito farò aggiornamenti nel week-end, spero sia un argomento interessante :ang :comp

Marco C.
01-09-2006, 18:05
Eccezionale Andrea assolutamente eccezionale...

Gennaio 1940 costituisce per Mosca il record assoluto di freddo con -42°

dade72
01-09-2006, 18:07
articolo stupendo bravo

meteos66
01-09-2006, 18:18
articolo stupendo bravo


Aspettate fioi.....è solo l'inizio :canna :canna :laugh

StefanoBs
01-09-2006, 20:09
Quando il clima decide le sorti della storia... molto interessante ! :sorry

Emanuele
01-09-2006, 23:20
Sbaglio ho mi pare che Roma nel Dicembre 1940 prima di Natale ebbe una nevicata epica.
Inoltre ricordiamoci la famosa battaglia delle Ardenne dell'inverno 1944-45 che decise le sorti della guerra, i tedeschi sferrarono una poderosa offensiva di terra per conquistare Bastogne e tagliare a metà il fronte degli alleati, all'inizio furono aiutati grazie al tempo inclemente per non permetteva alle forze aeree alleate ( predominanti neiconfornti di quelle del terzo Reich ) di operare contro la fanteria corazzata tedesca. Poi un'audace operazione del Generale Patton aiutato da una schiarita meteo permise di bloccare l'offensiva tedesca e salvare gli alleati.
Buona Notte

Simone
02-09-2006, 02:00
Bellissimo articolo Andrea!
Quanto è bello leggere di queste interazioni tra il clima e la storia, cercando di capire come particolari meteorologici possono aver cambiato la storia degli eventi umani!
Sei un grande! :si:si

Simone
02-09-2006, 02:01
Ps: possiamo mettere quelsto post anche sul sito? oKKKK!

meteos66
02-09-2006, 15:36
Ps: possiamo mettere quelsto post anche sul sito? oKKKK!


Se sul sito intendi quello di Meteo4......va benissimo!

meteos66
02-09-2006, 15:41
Eccovi delle Figure che sono menzionate nella prima parte dell'articolo......(ne ho saltate alcune perchè poco sgnificative).

meteos66
02-09-2006, 15:48
Eccovi la seconda e ultima parte.....


FU UNA COINCIDENZA O EL NINO?

Cosa provocò l’anomalia climatica del ’40-’42? Fu semplicemente la coincidenza di un forte Nino riguardante la regione del Pacifico concomitante ma senza relazione con le variazioni climatiche nel settore Atlantico-Europeo ? O furono le anomalie in Europa e nella stratosfera in relazione con il Nino? Le caratteristiche nella zona del Pacifico-America settentrionale possono essere spiegate in larga misura dal Nino attraverso i cambiamenti nella circolazione di Hadley e la generazione di onde di Rossby. Queste relazioni sono relativamente ben documentate. I possibili effetti del Nino sull’Europa sono meno certi. Secondo diversi studi di osservazione e di modelli, i segnali invernali del Nino in Europa consistono in fredde temperature nel nord Europa, alta SLP dall’Islanda verso la Scandinavia e bassa SLP sull’Europa centrale ed orientale.Inoltre si è scoperto che intensi El Nino sono associati con un debole vortice polare e più frequentemente con maggiori riscaldamenti stratosferici. Quindi, tutte anomalie trovate nel periodo ’40-’42, sia al suolo che nella stratosfera ,sono in conformità con un possibile effetto del Nino. Tuttavia altri studi non trovano segnali consistenti e i risultati sono controversi, o perfino a volte contraddittori. Rilevare un segnale del Nino in Europa, lontano dalla sua regione, è difficile perché la variabilità della circolazione extra tropicale settentrionale è molto ampia ed allo stesso tempo il numero di eventi significativi collegati ad esso è esiguo. Inoltre, violente eruzioni vulcaniche come pure l’effetto serra di origine antropogenica e l’impoverimento della quantità di ozono nella stratosfera possono interferire col un effetto del Nino, in particolare nei decenni più recenti. E stato inoltre suggerito che lo stesso segnale non sia stazionario ovvero l’effetto del Nino sul clima europeo non sia lo stesso in momenti differenti. Quasi certamente,dipende dallo stato e dalla storia della circolazione sul settore Atlantico-Europeo al momento dell’inizio del Nino. Fino ad un certo punto, questa incertezza nell’ampiezza globale degli effetti del Nino è anche riflessa nelle nostre serie di dati selezionate. Analizzando i dati degli ultimi 50 anni appare chiaro che non tutti i Nino mostrano le stesse caratteristiche come quello del ’40-’42. C’è la tendenza per gli eventi dovuti al Nino di essere associati con temperature inferiori alla norma nell’Europa nord orientale, con una debole bassa Islandese e una forte bassa Aleutina,un debole vortice polare( altezza Z100) e un totale di ozono al di sopra del normale ad Arosa. Ad esempio, i Nino del ’69-’70, ’76-’78, ’86-’87, e in una certa misura il ’97-’98 dimostrano questo comportamento. Una tendenza opposta si osserva per gli eventi legati alla Nina. Tuttavia, altri intensi eventi dovuti al Nino mostrano un diverso modello.I modelli climatici offrono una via alternativa di studiare le possibili relazioni tra El Nino, il clima del nord Pacifico ed Europeo, e la stratosfera settentrionale. Analizziamo i 650 anni del modello di controllo dell’andamento di associazione climatica(CCSM-2.0). Il modello consiste di moduli di oceano, atmosfera, superficie terrestre, e ghiacci marini e produce una variabilità realistica e “naturale”, includendo una buona rappresentazione del Nino. Dai risultati del modello, la stessa serie come mostrato per l’osservazione furono calcolate ,livellate con una media di movimento di 2 anni e analizzate facendo attenzione ad i loro estremi. Riguardo al Nino (NINO3.4), i tre picchi maggiori sono comparabili a quelli degli anni ’40, non solo per l’intensità (serie livellate >1.2 degC),ma anche per la durata(25-37 mesi consecutivi >0°) e valori massimi(2.4-2.6 degC,che è leggermente più forte che nel ’40-’42). Ognuno dimostra tutte le maggiori caratteristiche del periodo ’40-’42 con intensità comparabili, cosa veramente degna di nota. Per ottenere un campione più ampio di forti El Nino è stata abbassata la soglia. I picchi degli 11 NINO3.4 al di sopra dei 0.9 degC (comparabili con gli eventi del ’97-’98 o del ’86-’87) mostrano deviazioni molto significative rispetto a tutte le serie analizzate (lo stesso risultato viene ottenuto indirizzando la scala ad anno per anno, focalizzandosi solo sugli inverni) Ciò è riprodotto in fig.10, dove sono esposte le serie composite , incentrate sul picco dell’indice livellato NINO3.4 e i loro intervalli di sicurezza al 95%. Ognuno degli 11 intensi El Nino fu accompagnato da una TEURO, La bassa Islandese e il vortice polare stratosferico furono indeboliti rispettivamente in dieci e nove casi. Le stesse caratteristiche anomale del 1940 appaiono costantemente nel modello. I campi di anomalia media del suolo e quelli a 100 mb nei Nino selezionati nel modello (11, periodi di 2 anni, perciò corrispondente all’anno 0 fig.10 a destra) sono mostrati in fig. 11. Un raffronto di questa figura con la n. 7 rivela forti similarità. Ricapitolando, la maggior parte delle caratteristiche dell’anomalia climatica del ’40-’42, al suolo così come nella stratosfera, sono prodotte da un modello climatico associato durante forti e prolungati eventi dovuti al Nino. Questo dimostra che la concomitanza degli estremi climatici nel Pacifico tropicale e settentrionale, in Europa, e nella stratosfera settentrionale nei primi anni ’40 non fu una coincidenza. Piuttosto, essa rappresenta un costante stato estremo del sistema globale troposfera-stratosfera su periodi inter-annuali relativi a forti El Nino. Esso è non solo l’unico modo possibile della circolazione globale , in una condizione di intensi e prolungati El Nino, come mostrano le osservazioni degli ultimi 50 anni, ma anche un modo conforme e ricorrente.

IL RUOLO DELLE ONDE PLANETARIE

Di particolare interesse è l’accoppiamento tra la troposfera e la stratosfera e la relazione tra El Nino e l’ozono totale. Sfortunatamente, il modello CCSM2.0 non simula l’ozono totale, ma esso facilita lo studio delle proprietà dinamiche relative all’accoppiamento invernale tra troposfera e stratosfera. Può essere dimostrato che l’anticipo nel medio inverno del flusso meridionale di calore incrementato, generato dal vortice a 100 mb accompagna i più forti modelli di Nino. Questa è una misura per la propagazione verso l’alto dell’attività delle onde planetarie che raggiungono la stratosfera interagendo con il flusso medio. La maggiore attività delle onde è la causa del rallentamento della circolazione zonale (occidentale) e del potenziamento di quella meridionale (verso il polo) nel mezzo della stratosfera riversandosi sulla regione polare. Questo influenza la temperatura stratosferica inferiore e i campi di pressione col risultato di un debole vortice polare e alte temperature nell’Artico in primavera. Inoltre, pulsi di flussi dovuti all’incrementata attività delle onde sono l’innesco per la maggior parte dei riscaldamenti stratosferici, e quindi ci si aspettano riscaldamenti più frequenti. Tutto questo è conforme con le osservazioni dei primi anni ’40. Tuttavia i risultati devono rimanere sperimentali dal momento che i dati degli anni ’40 non permettono il calcolo diretto dei flussi vorticosi di calore. Una circolazione meridionale rinforzata e un incrementato riversamento sulla regione polare influenza anche l’ozono totale. Più ozono è trasportato nella stratosfera di mezzo dalle fonti delle regioni tropicali verso le extra tropicali (una più forte circolazione di Brewer-Dobson) e la colonna dell’ozono sull’Artico è incrementata dal riversamento. Di conseguenza, ci si aspetta un’alta quantità di ozono in particolare sull’Artico, ma anche alle medie latitudini, conforme con i primi anni ’40. Ciononostante deve essere notato che un altro effetto contribuì all’alta quantità di ozono totale alle medie latitudini, cioè la re-distribuzione dell’ozono nella bassa stratosfera in relazione con i cambiamenti nella struttura delle onde planetarie. Situazioni frequenti di sollevamento sull’Europa centrale (durante le quali la colonna stratosferica viene incrementata) furono probabilmente la causa principale del picco dell’ozono totale ad Arosa fig.10. Le onde planetarie giocano un ruolo cruciale nelle relazioni ozono-clima sia attraverso la re-distribuzione nella bassa stratosfera su scala zonale sia nel trasporto nella media stratosfera su scala planetaria. I primi anni ’40 ci forniscono esempi illuminativi di entrambi i processi.

CONCLUSIONI

Lo studio di una anomalia climatica estrema nei primi anni ’40 dimostra che forti e prolungati EL Nino possono condizionare la troposfera e la stratosfera globalmente in maniera molto caratteristica, con impatti ambientali ed economici di vasta portata. Sebbene i dati degli ultimi 50 anni mostrano che non tutti El Nino portano a tali periodi estremi, la conformità tra il clima dal ’40 al ’42 e intensi El Nino in un modello di simulazione climatica è sorprendente. L’anomalia climatica del 1940-1942 fu senza precedenti come forza, e di fama esemplare, fornendo una straordinaria opportunità di studiare variabilità climatiche di vasta scala


Forse domani......comincerò a fare qualche riflessione e riporterò qualche dato statistico di quegli inverni nel Polesine, e cmq anche nel NE.
Vi dico solo un'anteprima......che quasi tutti quegli inverni presentavano blocchi di ghiaccio sul fiume Adige che sbattevano contro i piloni dei ponti fissi attirando centinaia di persone. Spesso poi causavano disastri sui ponti mobili in barche o in legno fatti dai tedeschi per le loro truppe!

Simone
02-09-2006, 15:49
Fatto! oKKKK!oKKKK!oKKKK!
Andrea, sei bravissimo!!
:canna

Marco C.
02-09-2006, 15:50
Quindi alla base di questo gelido biennio sta un forte riscaldamento stratosferico polare propagatosi nella troposfera con lo split del VP sia su Eurasia che sul Nord America :si :si

meteos66
02-09-2006, 15:55
Sì Marco.....oltre al NINO che spesso si pensa invece deleterio per i grandi inverni freddi in Europa!
Ma come si vede dalla figura allegata.....c'era un caldo spaventoso su Canada e Alaska.
Allego ultime figure che si collegano alla seconda parte dell'articolo:

meteos66
02-09-2006, 15:59
Fatto! oKKKK!oKKKK!oKKKK!
Andrea, sei bravissimo!!
:canna

In realtà è bravissimo lo studioso Svizzero che ha ricostruito l'analisi climatica di quegli inverni e bisogna dare atto che i tedeschi sono stati preziosi perchè facevano radiosondaggi e avevano strumenti meteorologici fra le truppe.....
Io ho tradotto l'articolo, anche se ho aggiunto qualcosina, il mio grosso intervento sarà nelle prossime puntate :ang :comp

Domenico
02-09-2006, 15:59
Eccezionale Andrea assolutamente eccezionale...

Gennaio 1940 costituisce per Mosca il record assoluto di freddo con -42°
Ma non si erano toccat temperature al di sotto dei -35:undersnoww a Mosca uno di questi inverni?

Marco C.
02-09-2006, 16:01
Ma non si erano toccat temperature al di sotto dei -35:undersnoww a Mosca uno di questi inverni?


Quest'anno che è stato molto fredddo mi sembra -33°, nel 1987 anche -37°

meteos66
02-09-2006, 16:07
Ma non si erano toccat temperature al di sotto dei -35:undersnoww a Mosca uno di questi inverni?


Se vuoi ti posso dare il valore ufficiale della stazione Meteo di Mosca riportata dal bollettino meteo della rivista Inglese che ha tutti i dati delle città Europee:

-30,8°C il giorno 19 gennaio 2006

A livello mensile:

Media Minime: -13,6°C (-1,2°C dalla media 1961-90)
Media Massime: -8,2°C (-1,8°C dala media 1961-90)

Ti dico solo che nel famoso inverno anni 40 la temperatura media di gennaio fù di quasi 10°C inferiore alla media!!!

Simone
02-09-2006, 16:12
Grandissimo Andrea; averti tra noi è un onore incredibile!! oKKKK!oKKKK!

straimo
02-09-2006, 19:05
Quindi alla base di questo gelido biennio sta un forte riscaldamento stratosferico polare propagatosi nella troposfera con lo split del VP sia su Eurasia che sul Nord America :si :si


A far il malizioso... Sbaglio o in quegli anni l'America stava testando a tamburo battente la bomba atomica, fra l'altro? :salut

Marco C.
02-09-2006, 19:07
A far il malizioso... Sbaglio o in quegli anni l'America stava testando a tamburo battente la bomba atomica, fra l'altro? :salut

No la prima esplosione atomica ufficialmente risale alla primavera del '45 :si

Davide
03-09-2006, 08:51
ho riportato l'inizio del post da noi e poi inserito il link a questo post
Grandissimooooooooooooooooooooo articolo
complllimenti:apll :apll :apll :apll :apll

Simone
03-09-2006, 08:52
Che roba!! :apll:apll:apll

meteos66
03-09-2006, 17:08
Ma adesso arrivano le descrizioni delle nostre zone :canna :comp

Eccovi il primo inverno: :undersnoww


INVERNO 1939/40

Dicembre è un mese sottomedia un po’ per tutto il NE, il prevalere di venti freddi da NE, favorisce un certo numero di giornate fredde, ma non ci sono particolari acuti, se non negli ultimi giorni del 1939.
Un vasta e possente area di Alta pressione a latitudini Scandinave, richiama sul nostro Mediterraneo aria gelida, che nel giro di pochi giorni fa precipitare le temperature minime al di sotto dei –7/-8°C, e si ha per il NE uno dei Capodanni più gelidi della storia climatica.
La notte infatti i termometri di molte città del NE sfondano i –10°C, con punte di –12/-13°C e massime di pochi decimi sopra lo zero, con cielo sereno, anche il giorno seguente è veramente gelido con oltre –11°C e sui 2/4°C di Max.
Una depressione sul Mediterraneo convoglia aria umida e mite sul cuscinetto gelido il giorno 3, causando estese cadute di neve un po’ su tutto il NE ed ER. La nevicata avviene in un ambiente da Nord Europa, con minime tra –7 e –9°C e Max di –4/-6°C, mentre lo strato nevoso sfiora i 10-15cm..
I giorni successivi, fino al 16-17 sono piuttosto tranquilli e dominati da un’Alta pressione che provoca forti inversioni termiche e nebbie, con valori minimi oscillanti tra i –2°C e i –8°C e le Max tra 2 e 8°C.
Ma dal 18 arriva la fase acuta di maltempo e una serie di depressioni Mediterranee vengono a confluire con la discesa di aria artica dalla Scandinavia per un HP posto tra Islanda e Groenlandia e quello Russo che invece rimane relativamente troppo ad Est.
Inizia ora una fase che porterà per tutto il NE ed ER una fase di gelo con minime che oscillano trai i –7°C e i –12°C e Max sottozero fino al 23 e una serie di nevicate da record……
Il giorno 18 ne cadono quasi 35-40cm su medio e basso Veneto ed ER con temp. negative, pausa il 19 con minime oltre i –10°C, altri 30/40cm il giorno 20 con bufera e venti gelidi da NE.
Anche il 22/23 nevica nuovamente con 4-6cm, al suolo ci sono almeno 60-70cm anche in Polesine dove la gente spesso si dirige sui ponti sul fiume Adige per vedere enormi blocchi di ghiaccio sbattere sui piloni dei ponti stessi.
Un nuovo intervallo di relativo bel tempo si protrae fino al 1° febbraio quando una nuova perturbazione Atlantica fa cadere altri 12/15cm.
Da segnalare però, ancora a gennaio altri tre giorni gelidi (26/27/28) con minime diffuse oltre i –10°C su gran parte delle pianure del Veneto ed ER.
Gennaio risulta di ben –3,4°C dalla media storica, e uno dei più gelidi in assoluto.
Febbraio, oltre alla nevicata del 1° febbraio non ha particolari fasi di gelo, assomiglia però al febbraio 1986 con depressioni a latitudini Mediterranee e HP su Gran Bretagna e Scandinavia che favoriscono nuovi apporti nevosi i giorni 7 e 8 con 15-20cm su gran parte delle pianure.
Le correnti gelide si acuiscono e si rinforzano dal 13 al 20 con minime di –6°C fino a –12°C e altre giornate di ghiaccio il 14 e 15 con altre due nevicate di 10/15cm il 14 e di 5-6cm il 17.
Dal 21 entra timidamente una sapore di primavera, con Max oltre i 12-14°C, anche se le minime rimangono sottozero (-3/-5°C), grazie alla tanta neve presente al suolo.
L’inverno 1939/40 risulterà di –2,4°C inferiore alla media storica con addirittura un valore complessivo di 0,8°C, valore è capitato solo 6 volte nei 90 anni di Osservazioni Meteorologiche!


Il prox week-end quello del 1940/41 :undersnoww :undersnoww

Davide
03-09-2006, 18:42
Ma adesso arrivano le descrizioni delle nostre zone :canna :comp

Eccovi il primo inverno: :undersnoww


INVERNO 1939/40

Dicembre è un mese sottomedia un po’ per tutto il NE, il prevalere di venti freddi da NE, favorisce un certo numero di giornate fredde, ma non ci sono particolari acuti, se non negli ultimi giorni del 1939.
Un vasta e possente area di Alta pressione a latitudini Scandinave, richiama sul nostro Mediterraneo aria gelida, che nel giro di pochi giorni fa precipitare le temperature minime al di sotto dei –7/-8°C, e si ha per il NE uno dei Capodanni più gelidi della storia climatica.
La notte infatti i termometri di molte città del NE sfondano i –10°C, con punte di –12/-13°C e massime di pochi decimi sopra lo zero, con cielo sereno, anche il giorno seguente è veramente gelido con oltre –11°C e sui 2/4°C di Max.
Una depressione sul Mediterraneo convoglia aria umida e mite sul cuscinetto gelido il giorno 3, causando estese cadute di neve un po’ su tutto il NE ed ER. La nevicata avviene in un ambiente da Nord Europa, con minime tra –7 e –9°C e Max di –4/-6°C, mentre lo strato nevoso sfiora i 10-15cm..
I giorni successivi, fino al 16-17 sono piuttosto tranquilli e dominati da un’Alta pressione che provoca forti inversioni termiche e nebbie, con valori minimi oscillanti tra i –2°C e i –8°C e le Max tra 2 e 8°C.
Ma dal 18 arriva la fase acuta di maltempo e una serie di depressioni Mediterranee vengono a confluire con la discesa di aria artica dalla Scandinavia per un HP posto tra Islanda e Groenlandia e quello Russo che invece rimane relativamente troppo ad Est.
Inizia ora una fase che porterà per tutto il NE ed ER una fase di gelo con minime che oscillano trai i –7°C e i –12°C e Max sottozero fino al 23 e una serie di nevicate da record……
Il giorno 18 ne cadono quasi 35-40cm su medio e basso Veneto ed ER con temp. negative, pausa il 19 con minime oltre i –10°C, altri 30/40cm il giorno 20 con bufera e venti gelidi da NE.
Anche il 22/23 nevica nuovamente con 4-6cm, al suolo ci sono almeno 60-70cm anche in Polesine dove la gente spesso si dirige sui ponti sul fiume Adige per vedere enormi blocchi di ghiaccio sbattere sui piloni dei ponti stessi.
Un nuovo intervallo di relativo bel tempo si protrae fino al 1° febbraio quando una nuova perturbazione Atlantica fa cadere altri 12/15cm.
Da segnalare però, ancora a gennaio altri tre giorni gelidi (26/27/28) con minime diffuse oltre i –10°C su gran parte delle pianure del Veneto ed ER.
Gennaio risulta di ben –3,4°C dalla media storica, e uno dei più gelidi in assoluto.
Febbraio, oltre alla nevicata del 1° febbraio non ha particolari fasi di gelo, assomiglia però al febbraio 1986 con depressioni a latitudini Mediterranee e HP su Gran Bretagna e Scandinavia che favoriscono nuovi apporti nevosi i giorni 7 e 8 con 15-20cm su gran parte delle pianure.
Le correnti gelide si acuiscono e si rinforzano dal 13 al 20 con minime di –6°C fino a –12°C e altre giornate di ghiaccio il 14 e 15 con altre due nevicate di 10/15cm il 14 e di 5-6cm il 17.
Dal 21 entra timidamente una sapore di primavera, con Max oltre i 12-14°C, anche se le minime rimangono sottozero (-3/-5°C), grazie alla tanta neve presente al suolo.
L’inverno 1939/40 risulterà di –2,4°C inferiore alla media storica con addirittura un valore complessivo di 0,8°C, valore è capitato solo 6 volte nei 90 anni di Osservazioni Meteorologiche!


Il prox week-end quello del 1941/42 :undersnoww :undersnoww


fantasticoooooooooooooooooooooooo
magari potesse succedere di nuovo:canna :canna :canna :undersnoww :undersnoww

Marco C.
03-09-2006, 19:00
Senza parole :undersnoww l'entrata di Andrea nel nostro gruppo da veramente quel tocco di qualità in più :apll :apll :apll

Simone
03-09-2006, 21:20
Ho appena messo on-line la seconda parte del reportage sul clima degli anni 40!
:si:si:si

Simone
03-09-2006, 21:30
Sì Marco.....oltre al NINO che spesso si pensa invece deleterio per i grandi inverni freddi in Europa!
Ma come si vede dalla figura allegata.....c'era un caldo spaventoso su Canada e Alaska.
Allego ultime figure che si collegano alla seconda parte dell'articolo:+

Ciao Andrea, quello che vedo io è che più di un singolo, per quanto intenso el Nino, è una serie di eventi di questo tipo, relativamente ravvicinati, che può dar origine a significative correlazioni nel comparto Europeo.
Corretto? :salut:salut

Angelo
04-09-2006, 03:14
Davvero senza parole e per gli inverni e per l'analisi meravigliosa e per la completezza di dati. Davvero eccezionale!!!! Grazie di cuore Andrea!!!

Icecube
04-09-2006, 13:02
Mamma mia che roba!
Letto tutto!!

Bellissimo!
Complimenti sul serio!

Poi la descrizione dell'inverno 39/40... da brividi! Magari si ripetesse!:undersnoww :undersnoww :undersnoww

meteos66
09-09-2006, 16:39
:canna :comp :undersnoww

Come promesso, volevo continuare la cronaca dei "favolosi anni 40".....

INVERNO 1940/41


L’incredibile anno 1940 oltre ad aver dato un gennaio e un febbraio davvero molto freddi, propone anche un dicembre storico….
Se fino a meta mese il mese è sotto un blando regime Anticiclonico con forte escursioni termiche (con minime sui –3/-6°C e massime di 3/7°C), con belle giornate di sole, dall’Est Europeo spinge in maniera vigorosa un Anticiclone Russo che lentamente prende gran parte dell’Europa orientale e provoca diffuso gelo anche in Europa, quando le temperatura crollano a –25/-30°C su tutto il settore Est e in Russia si sfondano più volte –40°C.
I primi segnali di questo nuovo scenario meteorologico si nota anche sul NE, quando irrompono le correnti gelide che a partire dal giorno 16 fino a fine mese fanno registrare sulle nostre pianure ben 8/10 giornate di ghiaccio e soprattutto un impulso artico verso la vigilia di Natale regalando un 25 dicembre tra i più gelidi mai registrati sulle nostre zone orientali.
Il 24 infatti è una giornata di ghiaccio per quasi tutta la pianura dal FVG, Veneto ed ER, e il fronte gelido arriva proprio la notte di Natale regalando un’atmosfera magica, con minime diffuse su –10/-12°C e massime attorno allo zero, ma appunto le temperature così basse impediscono grossi accumuli con in media 5/6cm oltre ai venti forti da NE che a Trieste superano i 110km/h.
Dal giorno 26 a fine anno si ha la terza decade di dicembre più gelida mai registrata nelle serie storiche, con minime nella pianura Veneta che sfondano i –10 senza difficoltà e toccando valori di –11/-15°C e massime attorno allo zero, con gelate diffuse e nuova comparsa di blocchi di ghiaccio nel fiume Adige.
L’ondata di gelo però si attenua nella prima decade del gennaio 1941, con il ritorno di correnti più miti, ma sullo scacchiere Europeo l’HP Russo lascia il campo ad un altro HP posizionato tra Islanda e Groenlandia che si rinforza gradualmente e inizia a far sentire i suoi effetti già sull’Europa Settentrionale, centrale e poi sul Mediterraneo con correnti fredde da N/NE. Attorno al giorno 7, le temperature tornano molto basse con 7/8 giornate di ghiaccio nel periodo tra il giorno 8 e il 19.
Di nuovo arriva un fronte artico da Nord che gela nuovamente tutta l’Europa con minime oltre i –20°C e il nostro NE con nuovamente minime oltre i –10°C con punte di –12°C. Le nevicate questa volta sono più abbondanti con 7-10cm il giorno 10 e sui 15-20cm il giorno 16.
Ma l’Atlantico bussa alle porte, e dal giorno 20 il freddo rimane solo notturno (ancora minime di –7/-9°C), mentre la terza decade di gennaio finisce con temperature attorno alla media e nebbie diffuse sulla PP con ancora il suolo innevato.
Febbraio invece è un mese decisamente mite con prevalenza di correnti Atlantiche , alternate a fasi Anticicloniche di matrice Atlantica.
Nel complesso questo inverno 1940/41 avrà una media di 1,1°C contro una media storica di 3°C


Saluti :salut

meteos66
10-09-2006, 17:14
:undersnoww :undersnoww :undersnoww

Continuo i racconti invernali......


INVERNO 1941/42

Inverno davvero gelido, ma non nevoso, tanto che la media totale risulta davvero straordinaria, con un valore complessivo dei tre mesi negativo (-0,1°C). Tale valore supera i due precedenti inverni che si possono già reputare gelidi…….
Se vogliamo dargli un paragone recente, e simile a quello del 2001/2002 come precipitazioni.

Dicembre 1941 è uno tra i più freddi delle serie storiche, ma non ha particolari fasi acute di gelo, nel complesso possiamo paragonarlo come medie climatiche al recente dicembre 2001.
Non sono segnalate nevicate, per la presenza sempre persistente di fasi Anticicloni fredde, che appunto favoriscono forti escursioni termiche, in particolare nella prima e terza decade, mentre quella centrale è decisamente mite per l’intervento di influenze Atlantiche.
Chiave di volta è sempre il periodo Natalizio (**) che con l’avanzare dell ‘HP Russo nella scena Europea segna un progressivo calo termico, che si fa particolarmente rigido dal 27 al 3 gennaio 1942, quando le minime scendono diffusamente tra i –7 e i –11°C, e le massime sono di qualche grado sopra lo zero, con venti di Bora piuttosto sostenuti.
Dal giorno 4 al 7 gennaio 1942 sembra ritornare un respiro più mite Atlantico, ma ben presto l’Orso spinge di nuovo con vigore dando un nuovo lungo periodo veramente freddo fino a fine mese, con ben 10 giornate di ghiaccio e minime che dal giorno 14 al 24 sfondano nuovamente le due cifre negative, con valori nel Veneto ed Emilia tra i –10 e i –13°C. Nonostante la fase particolarmente fredda, le precipitazioni sono praticamente nulle e riguardano solo parte dell’Emilia, ma soprattutto dalla Romagna verso il centro-sud, tanto che sulle nostre zone non cade nemmeno un cm in questo gelido gennaio che tanto per fare un paragone ha una media identica al famoso gennaio 1985!!
Febbraio infine scorre sulle stessa falsariga di dicembre, senza particolari acuti di freddo, ma comunque con oltre 2,5°C sotto la media storica, dovuti in particolare a lunghe fasi nebbiose fredde, (Tanto che le temperature Massime risultano di ben 4°C inferiori alla media storica!!).

** Forse è da questo serie di Natali freddi e nevosi che i nostri nonni e genitori ricordano sempre che nella loro gioventù a Natale faceva sempre molto freddo!


INVERNO 1942/43

Non è un inverno particolare, anche se poi la media complessiva risulta inferiore alla media storica di circa 0,5/0,8°C un po’ su tutto il NE, ma si può spendere una parola per il gennaio 1943 che fino al 20 gennaio fa registrare 8 giornate di ghiaccio e minime che oscillavano tra i –7 e i –9°C, con presenza piuttosto massiccia nella pianura di nebbie fredde e di galaverne vistose (in particolare il periodo dal 16 al 20 con minime di –7/-8°c e massime di –1/-3°C.
Dal 21 gennaio il clima diventa leggermente più mite, ma le nebbie rimangono costanti con poche escursioni termiche e massime piuttosto contenute.
Anche in questo caso non sono segnalate nevicate con accumuli.


INVERNO 1943/44

Un inverno leggermente inferiore alla media (-0,4/-0,6°C), ma è piuttosto lineare e senza accumuli nevosi, gennaio 1944 si segnala per un altro diffuso periodo di nebbie fredde un po’ su tutto il NE ed ER, con la fase più acuta tra il giorno 18 e il giorno 22 con minine di –3/-4°C e massime di –1/-2°C.


INVERNO 1944/45

Siamo di nuovo di fronte ad un inverno molto più freddo delle medie storiche e l’anomalia varia dai –2°C ai –2,7°C un po’ su tutto il NE.
Se mi permettete il paragone sembra come andamento il 1984/85, perché dicembre e febbraio risultano in media, ma gennaio è qualcosa di storico!!
Purtroppo il periodo particolare di cui stiamo parlando difetta di carte isobariche, ma si intuisce chiaramente che verso il giorno 7/8 qualcosa di grosso succede in Italia…..
Dopo i primi 4 giorni in cui si registrano minime di –6/-9°C e massime di 5/6°C, una perturbazione irrompe il giorno 5 (**), e scarica su tutto i NE oltre 10 cm farinosi che vengono seguiti da afflussi sempre più corposi di aria gelida, tanto che tra il giorno 9 e il 12 le temperature sul NE arrivano a livelli polari, con minime tra –16°C e –21°C e giornate di ghiaccio con massime di –3/-4°C.
Oltretutto lo stesso giorno 12 arriva una corposa perturbazione Mediterraneo che scarica oltre 30cm sul Veneto e FVG e oltre 40cm in ER, con venti ancora molto freddi di Bora.
Dal giorno 13 a fine mese si susseguono giornate gelide con minime tra i –8°c e i –13°C e massime che raggiungono a fatica i 2/3°C, a cui si aggiungono altre precipitazioni nevose il giorno 26 (sui 15-20cm diffusi)……
La media di gennaio risulta di ben –2,4°C, un valore che comporta anomalie di oltre 4°C su tutto il NE……e secondo valore di sempre nelle serie storiche di oltre 80/90anni!!
Ma chi sarà allora il n°1 di questa classifica nel mese di gennaio?
Il prox inverno che andremo ad analizzare ci regalerà la soluzione.......:loverat

** Sarà una pura coincidenza......ma è lo stesso giorno della perturbazione artica del gennaio 1985

Saluti

lamiera
10-09-2006, 18:03
Fantastiche !

Ciao Andrea !

Emanuele
10-09-2006, 22:58
Il famoso inverno del 1944-45 ovvero l'inverno in cui mi sembra Emilio iniziò a registrare i primi dati meteo, mi ricordo ci parlò di un inverno molto freddo.
Grazie Andrea

Marco C.
11-09-2006, 09:48
Magnifico racconto :apll :apll

Angelo
11-09-2006, 11:40
Non vedo l'ora di leggere la prossima puntata, spettacolare!!!! :apll:apll

Simone
11-09-2006, 12:11
Ho appena messo on-oine il 39-40
Nei prossimi giorni verranno pubblicate anche le puntate seguenti :apll:apll:apll

nevenezia
12-09-2006, 22:37
Allego tre fotografie di Trieste, trovate in rete, di quel gelido Gennaio 1940...:eek: Ghiaccio puro......

lamiera
12-09-2006, 23:49
Allego tre fotografie di Trieste, trovate in rete, di quel gelido Gennaio 1940...:eek: Ghiaccio puro......

Chiamasi crostolo in triestino , spruzzi di acqua di mare sollevati dalla bora e gelati sul molo !

Guardate che roba !

meteos66
16-09-2006, 15:18
:undersnoww :undersnoww :undersnoww

Concludo questa serie di inverni storici degli anni 40.....


INVERNO 1946/47


Insieme all’inverno 1941/42 rappresenta il secondo inverno più freddo mai registrato dal 1900 ad oggi dopo il 1928/1929, con una media di –0,1°C.
Dicembre si presenta senza particolari ondate di gelo, ma tanta nebbia e forti inversioni termiche, alla fine risulterà sul NE con anomalie di -1,2/-1,4°C dalla media normale.
Gennaio 1947 risulta come il più freddo mai registrato (dal 1900 ad oggi) su gran parte del NE, con una anomalia che risulterà variabile tra –4,2°C e i –4,8°C rispetto alla media!!!! (tanto per fare un esempio il famoso 1985 non superò –3,5°C nei casi più estremi…….).
La figura predominante in Europa è un Orso Russo in forma splendida che piazza i suoi massimi tra la Scandinavia e l’Europa settentrionale e favorisce correnti gelide per tutto il mese, salvo una relativa pausa tra il 14 e il 19.
Nei primi 13 giorni le minime oscillano tra i –6°C e i –16°C e le giornate di ghiaccio toccano in molte città del NE valori da Nord Europa con cadute di neve il 6 e il 13 con 20/25cm complessivi.
In particolare rimane molto particolare la giornata del 5 gennaio (sembra strano ma ricorre sempre questa data in eventi storici…..) in cui le massime non superano i –5°C e la Bora supera gli 80Km/h su gran parte delle pianure, anche interne.
Come detto le massime tornano qualche grado soprazero nella parte centrale del mese, ma di nuovo l’Orso Russo mette un’altra zampata, con altre 8 giornate di ghiaccio negli ultimi 10 giorni!!!
Le minime oscillano stabilmente tra i –5 e i –11°C e le giornate di ghiaccio fanno registrare massime mai al di sopra dei –2°C e neve il 25 e 26 con circa 15-20cm.
Nuovamente in questa fase la Bora domina la scena e soffia spesso sopra i 70km/h anche all’interno della nostra regione.
In Europa si hanno per lunghi periodi minime tra –15 e –20°C, anche in Francia, nell’Europa centrale e orientale si superano spesso i –25°C e punte di –30°C su Polonia, Ungheria, Romania, Bulgaria.
Febbraio inizia ancora sotto un gran gelo con minime oltre i –7°C, poi per gran parte del mese domina Alta pressione e nebbie gelide che portano anche questo mese con scarti di oltre i –3/-3,3°C su Veneto ed Emilia.


INVERNO 1947/48

Un inverno nel complesso nella media, ma è da segnalare un febbraio a dir poco singolare……
Dopo un inizio a dir poco primaverile con massime oltre i 12/13°C e minime sopra lo zero fino a metà mese, qualcosa cambia e si registra una delle terze decade più fredde mai registrate grazie ad un HP Russo che spinge la sua influenza su gran parte dell’Europa.
In particolare, dal 19 le temperature precipitano, le massime non vanno oltre i 2-4°C e le minime sprofondano con valori oltre i –12/-14°C tra i giorni 24 e 25, e altre punte vicino ai –10°C negli ultimissimi giorni.
Non sono segnalate nevicate, almeno nel medio e basso Veneto, mentre in FVG e in Romagna sono segnalate forti nevicate.


Saluti a tutti e grazie per la vostra attenzione :apll :comp :salut

meteos66
01-10-2006, 14:30
:undersnoww :undersnoww :canna


Ho trovato un prezioso documento sul gennaio 1947....

ARTICOLO ORIGINALE DEL 7 gennaio 1947:

Un’ondata di freddo polare, effetto dello spostamento verso le regioni orientali dell’Europa delle temperature gelate della Siberia, si è abbattuta su tutti i Paesi del vecchio continente, rendendo particolarmente dura la situazione delle popolazioni già provate dalla scarsa alimentazione e dalla assoluta mancanza di combustibili per il riscaldamento.
Temperature bassissime si sono registrate l’altra notte e ieri in Veneto: Ecco alcuni valori MIN e Max:
Venezia: -11,2°C/-3,2°C blocchi di ghiaccio vagano per la laguna…..
Padova: -12,1°C
Treviso: -12,0°C
Udine: -11,0°C
Vicenza: -14,0°C
Trento: -11,4°C
Bolzano: -18,0°C
Belluno: -18,0°C
Cavalese: -22°C
S.Martino di Castrozza: -24°C
Feltre: -25°C
Asiago: -31°C


Saluti :salut