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Discussione: Ottos id arèlam ag.M :1528 m

  1. #1
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    Predefinito Ottos id arèlam ag.M :1528 m

    Scritta al contrario perché là tutto sembra al contrario: Il profilo orografico dominante è negativo, la temperatura scende anziché salire; i fiumi sono asciutti ma scorrono..

    Visto che ogni tanto affiora qualche amarcord, volevo raccontare e condividere con voi l’esperienza di una visita notturna in dolina , condita con un minimo di didattica per spiegare un fenomeno estremo che pur essendo conosciuto seppur molto superficialmente ai più, conserva un fascino intatto e particolare. Immergersi in dolina è come oltrepassare la porta di un altro mondo, entrare in un tunnel spazio temporale che ti porta senza fatica a migliaia di km di distanza, verso nord.

    La visita si riferisce alla notte tra il 12 e il 13 dicembre 2012 e la dolina è quella di M.ga Malèra di Sotto. Le temperature indicate si riferiscono alle ore 23.30 della sera , mentre facevo una ricognizione con l’amico Paolo Campedelli all’interno e nei dintorni della dolina.

    Chiedo scusa per la grafica elementare, come elementare è la mia conoscenza dell’uso del PC.

    Le condizioni necessarie sono le stesse che generano l’inversione termica in pianura: cielo sereno, calma di vento, umidità dell’aria molto bassa e neve al suolo, possibilmente fresca e farinosa.

    Tutto parte da qui: il bacino di raccolta dell’aria fredda, che comprende tutta la valletta fluvio carsica del Malèra confinata tra le pendici sud-orientali del Castel Malèra e i pendii occidentali che fanno da spartiacque con l’alta Val di Revolto.




    Il flusso principale che scende dalla valletta del Malèra si unisce al flusso freddo che scende dalla valletta a ovest di Monte Grolla; quest’ultimo risulta più freddo di qualche grado in quanto “abbattuto” dal passaggio all’interno della profonda dolina del Grolla che funge a sua volta da “compressore frigorifero”. L’incontro dei due flussi genera un innalzamento di alcuni metri del livello dello strato più freddo, che tracima in parte nella sottostante dolina di Malga Malèra e in parte fuoriesce direttamente verso valle passando a fianco di Malga Malèra di Sotto. La dolina inoltre, oltre che fungere da catino di raccolta dei vari flussi freddi sopradescritti , produce freddo da sé. Grazie alla continua cristallizzazione e deposito al suolo dell’umidità esistente, l’aria contenuta in essa continua ad abbassare il DP, quasi come voler truccare le leggi della fisica. Questo gli permette di abbattere la temperatura anche di 40°C rispetto alla temperatura in libera atmosfera a parità di altitudine. A questi valori estremi l’ U.R. è prossima al 100%, ma l’Umidità Assoluta è molto bassa; per questo non si percepisce tutto quel freddo.

    La sera del 12 dicembre 2012 abbiamo misurato una temperatura “in diretta” di -28.6°C (si può ancora vedere il video sul tubo: “immersione in dolina a -28°C”) ma il record di questa dolina è di -34.9°C registrato il 4 gennaio 2009 alle ore 02.45.

    Chi non fosse interessato al fenomeno potrà almeno godere di alcune belle immagini di una stupenda giornata di fine febbraio in alta Lessinia.



    Siamo una fluttuazione quantica del nulla, ma non ce ne dobbiamo vergognare.

    Caldiero (Vr) Pedemontana Est Verona

  2. #2
    Consiglio direttivo L'avatar di Angelo
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    Predefinito Re: Ottos id arèlam ag.M :1528 m


    Grande Flavio! In base alla tua conoscenza, c'è una correlazione tra le minime assolute in dolina e le irruzioni fredde storiche? O visto il microclima del tutto particolare non esiste correlazione?
    Infine, la minima assoluta registrata in una dolina italiana quant'è?
    Grazie.

  3. #3
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    Predefinito Re: Ottos id arèlam ag.M :1528 m

    Grazie Angelo.
    La minima assoluta in Italia si è registrata il 10 febbraio 2013 con -49.6°C a Busa Fradusta (Pale di San Martino) a 2607 m di quota.
    Per quanto riguarda la correlazione, si ipotizza spesso tra appassionati, quali temperature si sono toccate in questi siti durante le irruzioni storiche tipo '56, '85 ma anche altre minori come il 2 marzo 2005. Difficile dirlo, queste doline, in linea teorica possono abbassare la temperatura anche di 40°C rispetto alla libera atmosfera, ma il fattore vento è determinante in queste occasioni e proprio per questo molte irruzioni fredde vanno "sprecate". In linea di massima meglio una situazione post-fohen (aria molto secca), post nevicata e con l'instaurarsi di un bel cupolone anticiclonico. In questo caso basta avere una temperatura di 0°C a 850 per fare il record.

    Ricordo che il 4 gennaio 2009, quando si toccarono i -36.4°C al Buco del Ciglione (-34.9°C a Malèra) il radiosondaggio di Udine delle 0.0 dava una temperatura di +3.5°C a 850 hpa.

  4. #4
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    Predefinito Re: Ottos id arèlam ag.M :1528 m

    Cavoli Flavio !gran bel post!certo che mi piacerebbe assai poter sapere la temperatura in dolina Malera il 12/01/85
    Se proprio volemo far calcossa femo del ben.De mal ghene' inbisogno intorno.
    MAI CA NEVEGA!!!!

  5. #5
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    Predefinito Re: Ottos id arèlam ag.M :1528 m

    Caro Mirco intanto grazie dei complimenti . Mi sembra che in quell'occasione il freddo fu più spettacolare al suolo che non in quota, in ogni caso non lo sapremo mai..

    I primi monitoraggi nel Triveneto son partiti più o meno dal 2005/6 (per la Lessinia dal 2008-9)per cui tutte le più grandi irruzioni fredde del passato recente sono andate perdute per sempre. Sono fermamente convinto che i -40°C verranno prima o poi misurati in Lessinia, mentre per le buse sull'Altopiano delle Pale di San Martino il limite potrebbe essere intorno ai -55°C ()
    Siamo una fluttuazione quantica del nulla, ma non ce ne dobbiamo vergognare.

    Caldiero (Vr) Pedemontana Est Verona

  6. #6
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    Predefinito Re: Ottos id arèlam ag.M :1528 m

    Vorrei sapere se sui rilievi della Siberia orientale c'è qualche dolina, se ci fosse i -100°C sarebbero possibili

  7. #7
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    Predefinito Re: Ottos id arèlam ag.M :1528 m

    Gran bel post, complimenti Flavio, si dai, i riva quasi come qua da noantri ne la bassa! Scherzo!
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  8. #8
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    Predefinito Re: Ottos id arèlam ag.M :1528 m

    Leggo solo oggi. Complimenti Flavio. Argomento molto interessante.
    Credo che lo studio del microclima delle doline possa far comprendere certi effetti globali e certi picchi termici del GW sopratutto nelle aree artiche in periodi invernali.
    Mi riferisco in particolare alla difficoltà di stratificazione e alla rottura delle inversioni ad opera di un VP forte.
    non dire gatto se non ce l'hai nel sacco

  9. #9
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    Predefinito Re: Ottos id arèlam ag.M :1528 m

    Quote Originariamente inviato da Angelo Visualizza il messaggio
    Vorrei sapere se sui rilievi della Siberia orientale c'è qualche dolina, se ci fosse i -100°C sarebbero possibili
    He he.. purtroppo la non c'è terreno carsico. Però la ricerca di siti freddi, soggetti a forte inversione termica è in corso da tempo anche in quei luoghi, tant'è che la città detentrice del record, Oimyakon, seppur anch'essa posizionata in un'ampia conca, è ormai costantemente superata da altre località ancor più fredde. I -100°C mi sembra siano stati recentemente avvicinati o addirittura superati in Antartide con delle misurazioni satellitari, probabilmente in alcuni punti circoscritti, soggetti a forte inversione.
    Siamo una fluttuazione quantica del nulla, ma non ce ne dobbiamo vergognare.

    Caldiero (Vr) Pedemontana Est Verona

  10. #10
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    Predefinito Re: Ottos id arèlam ag.M :1528 m

    Certo, le doline della Lessinia sono di ridotte dimensioni , con uno sky-view factor non ottimale, profonde massimo 15 metri, con un bacino di raccolta dell’aria fredda praticamente nullo e poste ad un’altezza troppo bassa rispetto alle doline più performanti del Triveneto. A volte però possono competere e vincere contro delle avversarie ben più quotate; infatti non sempre essere di grandi dimensioni premia.




    Questa è la mastodontica dolina “Busa della Segala”, posta a sud del Monte Ortigara, nell’Altopiano di Asiago. Si trova ad un’altezza superiore ai 1900 metri s.l.m. ed ha uno sky-view factor del tutto simile alle doline della Lessinia , ma è profonda circa 40 mt e il suo volume all’altezza della sella di out flow è esponenzialmente più grande. Inoltre ha a disposizione del “ carburante” (colonna d’aria) più performante, (d.p più basso, aria più leggera e trasparente), eppure durante il periodo di monitoraggio sperimentale non è mai scesa sotto i -30°C, tant’è che alla fine si è deciso di posizionare permanentemente il sensore nella vicina depressione di Campoluzzo. Il problema in questo caso sembrano essere le “valanghe” di aria fredda (“cold air avalanches”) che si staccano dai pendii interni.



    Una volta che la forza di gravità vince su quella d’attrito che trattiene lo strato d’aria fredda sul pendio, si forma una vera e propria micro-valanga, che si scarica sul fondo della dolina andando a rimescolare il lago d’aria fredda in formazione. Nonostante le “cold air avalanches” siano ben note alla bibliografia di alta montagna, la loro presenza all’interno delle macro-doline è soltanto supposta in quanto servirebbero degli anemometri estremamente sensibili e perfettamente sincronizzati per provarne definitivamente l’esistenza. Al momento si è riusciti a misurarne solo gli effetti e cioè il continuo e costante rimescolamento del lago d’aria fredda sul fondo della depressione in condizioni di calma assoluta di vento.
    Siamo una fluttuazione quantica del nulla, ma non ce ne dobbiamo vergognare.

    Caldiero (Vr) Pedemontana Est Verona

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