Oggi in biblioteca civica di Verona ho trovato un volumetto, a cura del Prefetto di Verona, datato 1967 che forniva un resoconto dettagliato della riunione svolta nello stesso anno (11 febbraio 1967) in sede Prefettizia sui danni occorsi e le possibili soluzioni causate dal maltempo in provincia di Verona in particolare, ma un pò in tutto il Veneto e nella vicina Lombardia.
In particolare, come esempio di grave calamità naturale recentemente occorsa, più relatori fanno memoria del 4 Luglio 1965 data in cui un violentissimo fortunale investì il bacino del Garda, arrivando a protrarre i soi disastrosi effetti fino al Vicentino ed al Trevigiano.
Ecco la mappa di quel giorno, mappa
davvero notevolissima per essere nel cuore dell'estate!

In seguito poi si cita che in quell'eppisodio, nella sola provincia di Mantova andarono persi 2200milioni di lire di allora in seguito ai danni del fortunale sulla cui natura è però assai difficile disquisire.
Nella stessa riunione si pone l'accento "sull'estremizzazione del clima" ( eh si, se ne parlava già allora
) occorsa nell'ultimo quinquennio quando ci furono più di 21 miliardi di danni nelle sole campagne veronesi.
Dopo svariate discussioni in termini legali sulle assicurazioni etc, interviene un capitano dell'Aeronautica che, in virtù di esperto del settore, assicura che è Verona la città più grandinigena d'Italia, probabilmente ( ammette di non possedere dati certi in proposito, domani parlerò di un'interessante esperimento di quegli anni che ha visto coinvolto il buon Emilio) per l'interazione tra l'aria caldo-umida del Garda e quella fredda Lessinica.
All'epoca infatti lo stato dell'arte della conoscenza dei temporali era infatti abbastanza rudimentale anche se iniziavano i primi miglioramenti grazie all'introduzione del radar meteorologico e vedeva nello scontro tra masse calde e fredde, nella presenza di un forte vento orizzontale in quota ( non ben specificata) e in deboli venti al suolo ( non si sanno ancora ben spiegare che interazione vi sia tra questi ed il temporale) la causa prima della formazione di grandine, mancava invece un qualsiasi approccio alla diversa classificazione dei temporali e alle diverse fenomenologie distruttive apportate.
Una piccola nota di eccellenza viene spesa per il centro radar attivo sulle Torricelle, centro in cui lavorava il nostro Emilio!
Gli uomini del centro vengono da tutti elogiati come grandi professionisti e tecnici molto preparati, si auspica addirittura che possano impegnarsi nella formazione del personale di un futuro radar meteorologico in azione nel vicino mantovano.
In seguito vengono discussi i mezzi "attivi" e "passivi" per fermare o rimediare alla grandine.
Tra i primi spiccano certamente i razzi, non avete idea di che corsa ai razzi vi fosse in quegli anni
, tra un pò arrivavano prima i nostri agricoltori che la Nasa sulla Luna 

Gli stessi venivano lanciati da terra dentro il temporale, in genere nella parte frontale.
Il miglioramento tecnico nel loro innesco ed utilizzo è assai publicizzato e costante, dai primi tentativi del finire degli ani 40 e i primi anni 50, usando razzi pericolosi e non in grado di salire oltre i 700m ( pensate che utilità potevano avere
), seguono nuovi dispositivi in grado di salire ad oltre 2000m, dotati di strumenti stabilizzanti e di precisi altimetri barometrici per l'esplosione; ne vengono brevemente classificati di due tipi:
Il primo a testata esplodente "convenzionale", che grazie all'onda d'urto liberata dall'esplosione dovrebbe framementare il chicco ed il secondo che nell'esplosione libera enormi quantità di particelle di Joduro d'argento, un gas "inseminante" che dovrebbe fornire alle goccioline d'acqua un infinità di nuclei di congelamento e dunque scongiurare la formazion di grandine di dimensioni troppo grosse, esaltando invece la formazione di chicchi piccolissimi che possono fondere durante la caduta o comunque non produrre danni alle colture.
Sugli effetti di questi razzi i commenti si sprecano: alcuni come i rappresentanti degli agricoltori o l'ingegenere della ditta fabbricante sono molto soddisfatti, riscontrando mediamente una diminuzione degli eventi grandinigeni pur dinanzi a costi elevati e qualche incidente anche mortale occorso nell'utilizzo più "selvaggio degli stessi"
Alcuni invece parlano di insuccesso degli stessi o per lo meno di mancata scientificità delle prove raccolte a loro favore.
I detrattori portano subito ad esempio una grande campagna prodotta in Svizzera nel 1952 con razzi di entrambi i tipi; i risultati propvati furono nulli mentre le spese, quelle si, elevate.
Alcuni detrattori si chiedono come possano razzi in grado di raggiungere forse i 2000m ( ma molti contadini usavano modelli meno costosi e dunque meno efficaci ) andare a colpire in profondità il cuore del temporale che ben spesso è collocato assai più in alto..
Altri ancora paventano l'assoluta mancanza di conoscenza delle fenomenologie profonde nella nube temporalesca, chiedono dunque più tempo e più fondi per i loro studi..( questi erano ovviamente i meno ascoltati)
Ci sono poi al vaglio i "camini al suolo", basati sullo stesso principio dei razzi e cioè di elevare alte colone di vapori di Joduro o di altre particelle combuste "nucleanti "fino al cielo..( ma farà bene a respirarlo dico io?
)
A tal proposito si cità l'imminente avvio di un grande progetto, gestito dal ministero dell'agricoltura con collaborazione AM, nella provincia di Mantova, siamo nel 66.
Il test prevedeva l'installazione di camini anti grandine ai 4 angoli del rettangolo di 900km^2 formato dai paesi di Bozzolo, Mirandola, Ostiglia e Viadana.
Si ritiene che una superficie così grande e la durata in 5 anni permetta una maggiore raccolta di dati di fronte ad un fenomeno aleatorio di difficile previsione quale è la grandine.
Nel centro del rettangolo vengono posti dei razzi allo Joduro, sia per prove comparative tra i due strumenti che per un'azione più energica in caso di temporali molto violenti.
Purtroppo nel testo, che è contemporaneo all'esperimento, non vi sono dati certi sull'esito.
Personalmente credo in un totale fallimento, invito però a farsi avanti tutti coloro che possono avere maggiori informazioni a tal riguardo.
Tra i metodi passivi utilizzati spiccano già le reti anti-grandine in materiale plastico, utilissime per i raccolti specializzati ed i vigneti ma costose ed ingombranti, oltre che improponibili per le grandi coltivazioni in campo aperto quale mais, soia, tabacco e similari.
Vi è poi la stipula delle polizze assicurative specializzate.
Su questo punto la discussione trascende leggermente
a causa degli interessi, molto economici e materiali, in gioco, in quelle pagine di scientifico si vede ben poco 
C'è chi accusa le compagnie senza tanti giri di parole di "strozzinaggio" e di "cartello" nei confronti degli operatori agricoli costretti talora a formare comunità mutualistiche o peggio, ad accantonare parte del guadagno per l'ammortamento di eventuali future calamità!
C'è chi, invece, le difende pienamente spiegando nell'immensa quantità di danni da ripagare ( statistiche alla mano nel decennio 55/65 per 5 volte le assicurazioni hanno sborsato più soldi di quelli intascati al momento della stipula) e nella mancanza di valide soluzioni per limitarli l'abbondanza dei premi da sottoscrivere.
Addirittura vola qualche accusa di "incompetenza" degli ingegneri
e dei geometri periti grandine, gente che viene tacciata di non capire un fico secco dei danni a flora e fauna in seguito ad eventi atmosferici intensi, liquidando con cifre folli chi aveva subito danni modesti, lasciando in "braghe di tela" chi invece aveva il terreno e le coltivazioni veramente distrutte
Ne segue ancora un duro dibattito che vede tra l'altro intervenire un Senatore della Repubblica che accusa il mondo agricolo di voler scaricare sulla pubblica amministrazione i sui danni e le sue inadempienze mentre lo stato con la legge 739 ( di cui lui è uno dei due firmatari) non riesce nemmeno a trovare i soldi per risistemare le zone colpite dalle calamità alluvionali degli anni precedenti o la Puglia duramente colpita negli anni 60 da una lunghissima siccità ( la "stretta del Grano" )
Nel mentre intervengono i rappresentanti degli operatori agricoli che cercano di battere cassa un pò di qua un pò di la...insomma è una parte un pò comica.
Alla fine si giunge al solito compromesso all'italiana
:
Si decide di formare un bel comitatone provinciale che possa occuparsi specificatamente del problema grandine.
Tutte le categorie facenti parte del dibattito ottengono la loro poltroncina, così facendo gli animi si rasserenano e tutti o quasi, senatori, avvocati e cavalieri, illuminati dall'Eccellente Prefetto, se ne tornano a casa convinti di aver almeno in parte risolto il problema.
Ho detto quasi perchè l'unica categoria che sembra tornarsena a casa, come al solito, con le pive nel sacco è quella dei ricercatori, in quella sede rappresentata dai tecnici dell'Am che si devono accontentare di un "provvederemo"..."i fondi prima o poi arriveranno"..
In particolare, come esempio di grave calamità naturale recentemente occorsa, più relatori fanno memoria del 4 Luglio 1965 data in cui un violentissimo fortunale investì il bacino del Garda, arrivando a protrarre i soi disastrosi effetti fino al Vicentino ed al Trevigiano.
Ecco la mappa di quel giorno, mappa
davvero notevolissima per essere nel cuore dell'estate!

In seguito poi si cita che in quell'eppisodio, nella sola provincia di Mantova andarono persi 2200milioni di lire di allora in seguito ai danni del fortunale sulla cui natura è però assai difficile disquisire.
Nella stessa riunione si pone l'accento "sull'estremizzazione del clima" ( eh si, se ne parlava già allora
) occorsa nell'ultimo quinquennio quando ci furono più di 21 miliardi di danni nelle sole campagne veronesi.Dopo svariate discussioni in termini legali sulle assicurazioni etc, interviene un capitano dell'Aeronautica che, in virtù di esperto del settore, assicura che è Verona la città più grandinigena d'Italia, probabilmente ( ammette di non possedere dati certi in proposito, domani parlerò di un'interessante esperimento di quegli anni che ha visto coinvolto il buon Emilio) per l'interazione tra l'aria caldo-umida del Garda e quella fredda Lessinica.
All'epoca infatti lo stato dell'arte della conoscenza dei temporali era infatti abbastanza rudimentale anche se iniziavano i primi miglioramenti grazie all'introduzione del radar meteorologico e vedeva nello scontro tra masse calde e fredde, nella presenza di un forte vento orizzontale in quota ( non ben specificata) e in deboli venti al suolo ( non si sanno ancora ben spiegare che interazione vi sia tra questi ed il temporale) la causa prima della formazione di grandine, mancava invece un qualsiasi approccio alla diversa classificazione dei temporali e alle diverse fenomenologie distruttive apportate.
Una piccola nota di eccellenza viene spesa per il centro radar attivo sulle Torricelle, centro in cui lavorava il nostro Emilio!

Gli uomini del centro vengono da tutti elogiati come grandi professionisti e tecnici molto preparati, si auspica addirittura che possano impegnarsi nella formazione del personale di un futuro radar meteorologico in azione nel vicino mantovano.
In seguito vengono discussi i mezzi "attivi" e "passivi" per fermare o rimediare alla grandine.
Tra i primi spiccano certamente i razzi, non avete idea di che corsa ai razzi vi fosse in quegli anni
, tra un pò arrivavano prima i nostri agricoltori che la Nasa sulla Luna 

Gli stessi venivano lanciati da terra dentro il temporale, in genere nella parte frontale.
Il miglioramento tecnico nel loro innesco ed utilizzo è assai publicizzato e costante, dai primi tentativi del finire degli ani 40 e i primi anni 50, usando razzi pericolosi e non in grado di salire oltre i 700m ( pensate che utilità potevano avere
), seguono nuovi dispositivi in grado di salire ad oltre 2000m, dotati di strumenti stabilizzanti e di precisi altimetri barometrici per l'esplosione; ne vengono brevemente classificati di due tipi:Il primo a testata esplodente "convenzionale", che grazie all'onda d'urto liberata dall'esplosione dovrebbe framementare il chicco ed il secondo che nell'esplosione libera enormi quantità di particelle di Joduro d'argento, un gas "inseminante" che dovrebbe fornire alle goccioline d'acqua un infinità di nuclei di congelamento e dunque scongiurare la formazion di grandine di dimensioni troppo grosse, esaltando invece la formazione di chicchi piccolissimi che possono fondere durante la caduta o comunque non produrre danni alle colture.
Sugli effetti di questi razzi i commenti si sprecano: alcuni come i rappresentanti degli agricoltori o l'ingegenere della ditta fabbricante sono molto soddisfatti, riscontrando mediamente una diminuzione degli eventi grandinigeni pur dinanzi a costi elevati e qualche incidente anche mortale occorso nell'utilizzo più "selvaggio degli stessi"
Alcuni invece parlano di insuccesso degli stessi o per lo meno di mancata scientificità delle prove raccolte a loro favore.
I detrattori portano subito ad esempio una grande campagna prodotta in Svizzera nel 1952 con razzi di entrambi i tipi; i risultati propvati furono nulli mentre le spese, quelle si, elevate.
Alcuni detrattori si chiedono come possano razzi in grado di raggiungere forse i 2000m ( ma molti contadini usavano modelli meno costosi e dunque meno efficaci ) andare a colpire in profondità il cuore del temporale che ben spesso è collocato assai più in alto..
Altri ancora paventano l'assoluta mancanza di conoscenza delle fenomenologie profonde nella nube temporalesca, chiedono dunque più tempo e più fondi per i loro studi..( questi erano ovviamente i meno ascoltati)

Ci sono poi al vaglio i "camini al suolo", basati sullo stesso principio dei razzi e cioè di elevare alte colone di vapori di Joduro o di altre particelle combuste "nucleanti "fino al cielo..( ma farà bene a respirarlo dico io?
)A tal proposito si cità l'imminente avvio di un grande progetto, gestito dal ministero dell'agricoltura con collaborazione AM, nella provincia di Mantova, siamo nel 66.
Il test prevedeva l'installazione di camini anti grandine ai 4 angoli del rettangolo di 900km^2 formato dai paesi di Bozzolo, Mirandola, Ostiglia e Viadana.
Si ritiene che una superficie così grande e la durata in 5 anni permetta una maggiore raccolta di dati di fronte ad un fenomeno aleatorio di difficile previsione quale è la grandine.
Nel centro del rettangolo vengono posti dei razzi allo Joduro, sia per prove comparative tra i due strumenti che per un'azione più energica in caso di temporali molto violenti.
Purtroppo nel testo, che è contemporaneo all'esperimento, non vi sono dati certi sull'esito.
Personalmente credo in un totale fallimento, invito però a farsi avanti tutti coloro che possono avere maggiori informazioni a tal riguardo.

Tra i metodi passivi utilizzati spiccano già le reti anti-grandine in materiale plastico, utilissime per i raccolti specializzati ed i vigneti ma costose ed ingombranti, oltre che improponibili per le grandi coltivazioni in campo aperto quale mais, soia, tabacco e similari.
Vi è poi la stipula delle polizze assicurative specializzate.
Su questo punto la discussione trascende leggermente
a causa degli interessi, molto economici e materiali, in gioco, in quelle pagine di scientifico si vede ben poco 
C'è chi accusa le compagnie senza tanti giri di parole di "strozzinaggio" e di "cartello" nei confronti degli operatori agricoli costretti talora a formare comunità mutualistiche o peggio, ad accantonare parte del guadagno per l'ammortamento di eventuali future calamità!
C'è chi, invece, le difende pienamente spiegando nell'immensa quantità di danni da ripagare ( statistiche alla mano nel decennio 55/65 per 5 volte le assicurazioni hanno sborsato più soldi di quelli intascati al momento della stipula) e nella mancanza di valide soluzioni per limitarli l'abbondanza dei premi da sottoscrivere.
Addirittura vola qualche accusa di "incompetenza" degli ingegneri
e dei geometri periti grandine, gente che viene tacciata di non capire un fico secco dei danni a flora e fauna in seguito ad eventi atmosferici intensi, liquidando con cifre folli chi aveva subito danni modesti, lasciando in "braghe di tela" chi invece aveva il terreno e le coltivazioni veramente distrutteNe segue ancora un duro dibattito che vede tra l'altro intervenire un Senatore della Repubblica che accusa il mondo agricolo di voler scaricare sulla pubblica amministrazione i sui danni e le sue inadempienze mentre lo stato con la legge 739 ( di cui lui è uno dei due firmatari) non riesce nemmeno a trovare i soldi per risistemare le zone colpite dalle calamità alluvionali degli anni precedenti o la Puglia duramente colpita negli anni 60 da una lunghissima siccità ( la "stretta del Grano" )
Nel mentre intervengono i rappresentanti degli operatori agricoli che cercano di battere cassa un pò di qua un pò di la...insomma è una parte un pò comica.

Alla fine si giunge al solito compromesso all'italiana
:Si decide di formare un bel comitatone provinciale che possa occuparsi specificatamente del problema grandine.
Tutte le categorie facenti parte del dibattito ottengono la loro poltroncina, così facendo gli animi si rasserenano e tutti o quasi, senatori, avvocati e cavalieri, illuminati dall'Eccellente Prefetto, se ne tornano a casa convinti di aver almeno in parte risolto il problema.
Ho detto quasi perchè l'unica categoria che sembra tornarsena a casa, come al solito, con le pive nel sacco è quella dei ricercatori, in quella sede rappresentata dai tecnici dell'Am che si devono accontentare di un "provvederemo"..."i fondi prima o poi arriveranno"..
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