Una domanda sul gennaio 1985

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  • Andrea85
    • Apr 2026

    Una domanda sul gennaio 1985

    Ciao a tutti, sapreste dirmi la temperatura più bassa che si registrò nel mio paese (Polesella (RO)) nel gennaio 1985? So che a Ferrara si registrarono -22°C e io non sono lontano... Ma spesso ci sono differenze anche tra posti relativamente vicini, quindi qualcuno sa la temperatura esatta? O almeno per altri paesi del Polesine?
  • Marco C.
    Consiglio direttivo
    • Jun 2006
    • 15660

    #2
    Badia polesine se non sbaglio tocco -20° (mi servirebbe conferma da Steva) ma ben -10° di massima l'11 gennaio a causa della nebbia

    da tener presente che i picchi del ferrarese/bolognese/ravennate anche oltre i -25° non furono raggiunti in nessuna zona del Veneto

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    • Marco C.
      Consiglio direttivo
      • Jun 2006
      • 15660

      #3
      Nel 91 Bagnolo di Po fece -19°
      -17° a Rovigo
      addirittura -14° a Porto Tolle che è praticamente sul mare

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      • #4
        Grazie marco... I miei mi raccontano sempre che qui a Polesella eravamo a -23°C però sai com'è, bisogna vedere che termometri usavano...

        Davvero nel 91 ha fatto così freddo? Vabbè che avevo 6 anni però non mi ricordo un freddo del genere!

        P.S. Ho visto che nel 1985 in una frazione di Molinella (appena 35km a sud di casa mia) sono stati sfiorati i -29°C!! E' stata una casualità eccezionale o in tutti gli inverni in quella zona si registrano temperature mediamente più basse che nella pianura circostante?

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        • steva
          Socio Estremo Meteo4
          • Jul 2006
          • 5505

          #5
          Su questo sito potrai trovare molte informazioni interessanti!



          Per esempio nel gennaio 85, il giorno 11 a Ferrara si fece una minima di -19.4 ed una massima di -12° con nebbia!!!!
          Robe folli..
          Chel sior li in te la foto el sta visin a Voltascirocco, nonostante ciò el vede pi neve lu de tutti quanti ogni olta!

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          • temporalon
            Socio Estremo Meteo4
            • Jul 2006
            • 26285

            #6
            Davvero troppo bello, io avevo 10 anni all'epoca, mi ricordo che mia madre andava a rifornirsi in un negozzietto di generi alimentari e il proprietario aveva un termometro di quelli amatoriali, presumo di quelli ad alcool colorato e ci raccontava che scese fino a -22°, dal canto mio, misi fuori il termometro che segnava fino a -7° di fondo scala e mi ricordo che in pochi minuti si ritirò tutto l'alcool rimanendo soltanto il recipiente del bulbo, impressionante. Nel 1991 invece agli inizi di febbraio registrai ben -14 di minima!
            storico dei miei dati su
            www.marcometeocerea.altervista.org

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            • #7
              Due domande:

              1) Ma San Pietro Capofiume in provincia di Bologna (dove si sono sfiorati i -29°C) è una località che gode di qualche particolare proprietà che le consente di registrare dei record di temperatura? O è un caso che il record si sia registrato proprio li?

              2) Nel 1991 che tipo di situazione meteorologica ha prodotto un tale abbassamento delle temperature?

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              • Siro Morello
                Consiglio Direttivo
                • Aug 2006
                • 5662

                #8
                Credo che nell'ondata di freddo del 1991 abbiamo inciso questi fattori:
                -formazione di un hp scandinavo, e di una lp sull'alto tirreno con annesso pilotamento del bolide gelido (sotto i -20° nel centro europa a 850 hpa) dalla Russia verso il nord Italia.
                -rasserenamento successivo a forti nevicate, quindi effetto albedo
                Quando dicevano che sarebbe stato il peggior inverno del secolo ora so a cosa si riferivano

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                • Marco C.
                  Consiglio direttivo
                  • Jun 2006
                  • 15660

                  #9
                  Originariamente inviato da Andrea85 Visualizza il messaggio
                  Due domande:

                  1) Ma San Pietro Capofiume in provincia di Bologna (dove si sono sfiorati i -29°C) è una località che gode di qualche particolare proprietà che le consente di registrare dei record di temperatura? O è un caso che il record si sia registrato proprio li?

                  2) Nel 1991 che tipo di situazione meteorologica ha prodotto un tale abbassamento delle temperature?

                  ecco la risposta o meglio eccone alcune che possono spiegare come in determinate condizioni di inversione termica alta Romagna ed Emilia orientale siano le zone potenzialmente più fredde della pianura padana.
                  Ecco cosa successe in quelle zone nel 1985

                  1 l'assoluta mancanza di vento ha favorito l'inversione in quei giorni.
                  Ma c'è di più questa zona dell'Emilia orientale/alta Romagna gode abitualmente dell'assenza di brezze poichè si trova nel punto esatto di curvatura della bora che arriva da NE e che pochi km dopo cominciando a sentire lo sbarramento fornito dall'appennino devia da NW.
                  Ovviamente è un concetto fisico che un flusso rallenti in prossimità di una curva per poi riaccellerare in uscita favorendo proprio queste zone nella mappa che nel 1985 raggiunsero temperature fantastiche



                  2 fenomeno della shallow fog ovvero in quei giorni la nebbia era alta pochi mt dal suolo favorendo al massimo l'inversione termica

                  3 la scarsa altezza sul livello del mare e l'assoluta mancanza di dossi altra caratteristica che favorisce questa zona
                  Last edited by Marco C.; 17-09-2008, 18:37.

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                  • #10
                    Interessante spiegazione... Speriamo che anche polesella possa risentire di questo fenomeno visto che è a soli 30km...

                    Comment

                    • Marco C.
                      Consiglio direttivo
                      • Jun 2006
                      • 15660

                      #11
                      ci siete tu e Alessio da Polesella...chissa che

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                      • #12

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                        • #13
                          Ecco un bel resoconto sul Gennaio '85!!!

                          Tratto da www.meteoromagna.com

                          Buona lettura!!!

                          Reportage di un evento di portata storica che ha lasciato ricordi indelebili a tutta la popolazione romagnola, sia per la spettacolarità dei fenomeni osservati che per i notevoli disagi e danni provocati, in una zona non attrezzata a fronteggiare non tanto nevicate abbondanti ma segnatamente temperature straordinariamente basse.

                          Il periodo veramente critico intercorse tra il giorno 4 ed il giorno 14, tuttavia tutto il mese fu segnato da valori termici notevolmente bassi, tanto da risultare alla fine il gennaio più freddo del secolo in tutta la Romagna. Il gennaio 1985 assieme al febbraio 1956 ed al gennaio-febbraio 1929 costituisce una triade di ondate di freddo e neve che rappresentano il massimo mai verificatosi negli ultimi 100 anni e che ricorrono sempre alla memoria ogni qual volta si parli di eventi estremi. Benché spetti a gennaio-febbraio 1929 il record della neve occorsa ed a febbraio 1956 la massima anomalia termica mensile negativa, a gennaio 1985 appartiene il primato assoluto delle temperature minime raggiunte con l’apice il giorno 11, il giorno più freddo del secolo.

                          Se è vero che non sono mancate intense ondate di freddo e neve anche nel corso degli anni ’30, ’40 e ’60, è altrettanto vero che mai le temperature scesero a valori così bassi come nelle tre occasioni prima citate e, comunque, anche il manto nevoso al suolo in tali occasioni toccò valori da primato, specie nel 1929.

                          Cenni sinottici del periodo 4-14 gennaio 1985:

                          Situazione in quota: Dopo una fine di dicembre 1984, caratterizzata dal transito di un’onda depressionaria in fuga verso lo Ionio caratterizzata da valori di geopotenziale a 500 hPa non eccessivamente bassi, ad inizio gennaio 1985 un promontorio anticiclonico di matrice subtropicale comincia a spingersi verso N, estendendosi gradualmente dalla penisola iberica in direzione delle isole britanniche, mentre il vecchio vortice depressionario ormai portatosi sulla Grecia entra in fase, sottoforma di minimo secondario, con una vasta configurazione ciclonica molto fredda presente da alcuni giorni sull’Europa orientale, e con minimo di geopotenziale in prossimità della Polonia; tale configurazione è alimentata da aria molto fredda in quota che affluisce dalle regioni artiche e che inizialmente si limita ad interessare la penisola scandinava e le regioni baltiche. Tra i due centri di azione si stabilisce un flusso di correnti settentrionali debolmente ondulate diretto dal Mare del Nord al Mediterraneo centrorientale. In corrispondenza a piccoli cavi d’onda presenti in tale flusso si organizzano moderati fronti freddi che scivolano con traiettoria N-S attraverso l’Europa centrale e sfilano lungo l’Adriatico, senza degenerare in minimi secondari. Tali cavi d’onda introducono un primo raffreddamento alle quote superiori troposferiche a partire dal giorno 2, in cui l’alto adriatico viene racchiuso dall’isoterma –30° a 500 hPa. Rimanendo stabile la struttura sinottica in quota un nuovo cavo d’onda percorre la stessa strada nei giorni successivi, determinando nuovi cali termici, anche se non ancora di assoluto rilievo; infatti il giorno 3 transita sempre lungo l’Adriatico un altro debole impulso baroclino, e la temperatura a 500 hPa si porta nella medesima zona a –32°.
                          A questo punto interviene una modifica che sarà alla base di quanto succederà in seguito: una intensa avvezione fredda in pieno atlantico determina per risposta dinamica un notevole afflusso di aria calda in grado di rafforzare il promontorio anticiclonico subtropicale, che porta i massimi di geopotenziale verso le isole britanniche e proietta un embrione di asse verso la Scandinavia; conseguentemente si rafforza il richiamo freddo dalle regioni artiche che va in parte ad approfondire ulteriormente la depressione sull’est europeo, ed in parte si dirige verso l’arco alpino orientale, tanto da introdurre una prima irruzione di aria artica marittima che interviene nella serata del giorno 4, con l’isoterma –34° che irrompe in alto Adriatico in grado di generare elevata instabilità atmosferica per l’elevato gradiente termico verticale.
                          Una volta preso l’avvio la situazione si complica ulteriormente: il promontorio dinamico anticiclonico continua a migrare in direzione NNE staccandosi dalla cella subtropicale ed originando un potente anticiclone di blocco in grado di sbarrare la strada alla circolazione atlantica; punta la penisola scandinava ed innesca una retrogressione della depressione esteuropea verso l’area centrale del continente, peraltro in continuo approfondimento a causa di notevoli apporti artici indotti.
                          Infatti il giorno 7 essa proietta un asse di saccatura in direzione dell’arco alpino prima e dell’Italia centrosettentrionale poi, caratterizzato da valori di geopotenziale molto bassi e da temperature a 500 hPa dell’ordine di –36/-38°, sufficienti ad innescare ciclogenesi secondaria al suolo sull’Italia centrale. Nei giorni 8 e 9 la topografia di geopotenziale a 500 hPa vede la presenza di una profonda saccatura estesa dalla Lituania al Tirreno settentrionale; sulla Romagna sono presenti intense correnti artiche di ritorno da WSW a stretta curvatura ciclonica e temperature di –35°. Intanto un minimo termico di –45° muove dalla Polonia in direzione SSW avvicinandosi all’arco alpino, che raggiungerà il giorno 10.
                          Nelle giornate del 10 e 11 gennaio il raffreddamento su tutto lo spessore troposferico raggiunge i valori massimi: la Valpadana è compresa nell’isoterma –38°, mentre in prossimità dell’arco alpino si nota la –40° e tra la Germania e l’Austria è presente una goccia freddissima di –44°; la saccatura artica è ancora ben attiva ed è disposta dal Mar Bianco al Tirreno centrale e dispone correnti sudoccidentali cicloniche su tutta la penisola. La rottura del getto polare atlantico ad opera del blocco anticiclonico devia un ramo verso N in pieno atlantico verso il polo, mentre l’altro ramo si porta a scorrere sul Nordafrica, ove si nota eccezionalmente lo sviluppo delle onde frontali relative al fronte polare in moto verso la Turchia. Il fronte artico è presente ben oltre l’Italia centrale, a testimonianza dell’eccezionale invasione fredda occorsa.

                          Nei giorni successivi l’alta di blocco continua a trasferirsi verso ENE, determinando l’ulteriore retrogressione depressionaria artica in direzione della Francia in fase però di incipiente indebolimento; in conseguenza di ciò un nuovo affondo di aria fredda dirige dal giorno 13 verso il Mediterraneo occidentale prima e verso Tunisia e Marocco poi, innescando una ciclogenesi nordafricana con conseguente risalita di un flusso dinamico perturbato meridionale che gradualmente comincia a far risalire le temperature, specie tra 850 e 700 hPa e contemporaneamente funge da richiamo al flusso atlantico che inseritosi nel sistema dalla Spagna alimenta con correnti miti ed umide tutta la struttura ciclonica.

                          A partire dal giorno 15 l’interazione tra la vecchia saccatura fredda e le correnti atlantiche è completata e anche se la circolazione rimane fortemente depressionaria si ritorna a condizioni termiche in via di normalizzazione, con il flusso occidentale ormai ripristinato, perlomeno a latitudini mediterranee.

                          Situazione al suolo:
                          A partire dal 1° gennaio si assiste alla discesa di moderate correnti fredde dalla penisola scandinava, come conseguenza della presenza di un forte anticiclone esteso dalla Spagna all’Inghilterra e di una vasta depressione fredda sull’Europa orientale; il flusso con traiettoria N-S interessa in prevalenza il comparto adriatico con nuvolosità estesa ma con scarsi fenomeni.

                          Il giorno 2 un fronte freddo scavalca l’arco alpino e muovendosi verso S causa deboli nevicate sulla Romagna comunque di breve durata e determina un primo raffreddamento sebbene di portata non trascendentale. L’ulteriore rinforzo dell’anticiclone subtropicale verso la Scandinavia e l’approfondimento della bassa sull’est europeo con un iniziale moto retrogressivo, intensifica il flusso settentrionale dal Polo verso le Alpi, tanto che il pomeriggio del giorno 4 un impulso di aria artica supera l’arco alpino trovando una via di accesso dalla porta della bora e attraversa la Romagna nella notte, associato a forti rovesci di neve, gran bora ed un drastico calo termico, che si concretizza nei giorni 5 e 6 in concomitanza ad un temporaneo miglioramento con rasserenamenti diffusi.

                          Dal giorno 7 l’alta pressione si impossessa anche della penisola scandinava estendendosi in direzione della cella russa e tentando un primo collegamento, determina quindi un affondo verso SW di un asse di saccatura facente capo alla depressione fredda presente sull’Europa orientale con richiamo di forti correnti artiche dalle repubbliche baltiche che si portano rapidamente a ridosso dell’arco alpino. In questa circostanza un nuovo e più intenso impulso artico trova sbocco sia dalla valle del Rodano che dalla porta della bora la mattina dell’8 e affonda pesantemente sul Mediterraneo centrale. Inevitabile la formazione di un’intensa depressione al suolo sull’Italia centrale, con gelide correnti nordorientali nei bassi strati e richiamo di aria leggermente più mite tra la quota di 850 e 700 hPa di origine mediterranea; condizioni ideali queste per il prodursi di abbondanti nevicate su tutta la Romagna, che infatti si protraggono per i giorni 8 e 9 gennaio. Nei giorni 10, 11 e 12 l’alta di vecchia origine subtropicale e l’alta russa sono associate in un unico blocco ed il conseguente continuo afflusso di aria artica da NE a tutte le quote determina un ulteriore eccezionale abbassamento termico nei giorni 10, 11 e 12, in concomitanza ad ampi rasserenamenti determinati dallo spostamento del minimo barico verso levante.

                          A partire dal giorno 12 il tiro delle correnti artiche si porta più ad W per l’ulteriore coricamento dell’asse anticiclonico in direzioni dei paralleli polari, interessa a largo giro la Francia ed affonda verso il Nordafrica con un fronte d’irruzione fredda; interagisce poi con masse d’aria di origine atlantica penetrate a basse latitudini attraverso lo stretto di Gibilterra ed innesca una profonda ciclogenesi afromediterranea che già dal giorno 13 pilota un intenso flusso di correnti calde meridionali a tutte le quote, risparmiando in un primo tempo i bassi strati troposferici dove giace ancora l’aria artica affluita e determinando ancora precipitazioni nevose in Romagna, sebbene di debole intensità. Successivamente il flusso caldo meridionale insiste associato a nuovi ingressi temperati atlantici e tende a scalzare anche lo strato inversionale isotermico sottostante, ripristinando temperature ancora basse ma più in linea con le medie stagionali e confinando le nevicate dal giorno 16 solo sull’area appenninica e temporaneamente sulla pianura pedecollinare.
                          Fenomeni osservati: precipitazioni:
                          In occasione del primo debole passaggio frontale di aria fredda nordeuropea si originano deboli nevicate a carattere irregolare in gran parte della Romagna nella notte tra il giorno 1 ed il 2 gennaio; le precipitazioni risultano irregolari, tuttavia leggermente più consistenti sulla pianura pedecollinare ravennate, senza comunque lasciare spessori di rilievo, se non leggere imbiancature che scompaiono già in tarda mattinata. Ad Alfonsine (RA) il quantitativo è pari ad un corrispettivo di 0.4 mm di pioggia. Dopo la giornata del 3, caratterizzata da estese formazioni nebbiose sulla pianura ravennate il cielo si rasserena nella mattinata del 4, con valori termici piuttosto bassi. Nel pomeriggio del 4 si assiste ad un aumento della nuvolosità proveniente da NNW senza fenomeni annessi, ma in serata gli avamposti del primo vero fronte d’irruzione artica organizzano una prima linea prefrontale in grado di produrre estesa nuvolosità stratificata che si intensifica intorno alle 21,00, allorquando, stanti temperature leggermente negative al suolo, si ha una prima nevicata a partire dal ravennate settentrionale della durata di circa un’ora ma molto intensa, sufficiente a depositare al suolo 4-6 cm di neve su buona parte del territorio romagnolo ( Alfonsine 5 cm). Il vento è debole da NW e intorno alle 22,30 si hanno diffusi rasserenamenti; tuttavia la pressione al suolo continua a diminuire e si porta a 1011.4 hPa ( in mattinata si ebbero 1017.6 hPa) verso la mezzanotte. Intorno all’1,30 di notte irrompe con straordinaria violenza il fronte artico vero e proprio, con traiettoria N-S; stanti gli elevatissimi gradienti termici verticali (-34° a 500 hPa) e grazie al contributo di aria più mite ed umida dal basso richiamata dall’Adriatico, si attiva un’intensa linea temporalesca che dal ferrarese dilaga in direzione del ravennate. Con un siffatto profilo termico verticale non si possono che originare intensi rovesci di neve accompagnati da forti tuoni e violente raffiche di bora scura, che a Marina di Ravenna tocca i 115 km/h. I fiocchi sono piccoli ma fittissimi (tormenta), inizialmente misti a grandine e graupeln e rendono la visibilità ridottissima, a tratti quasi nulla. La fenomenologia prosegue per tutta la nottata in quanto l’estremo raffreddamento alle quote superiori continua a generare nuove celle temporalesche, con altri rovesci di neve sempre accompagnati da bora fortissima; essi si protraggono fino alla mattinata del 5, ma nonostante il fronte sia ormai passato (non origina ciclogenesi) la nuvolosità tarda a scomparire per l’innesco di stau orografico per venti da NE sufficiente a produrre ancora neve moderata fino alle ore 13,00-14,00, (alle 15.00 e oltre nell'immediata pedecollinare, 16-17 nell'Appennino) La neve esplicatasi sotto forma temporalesca privilegia la costa ravennate e riminese, nonché la pianura ravennate settentrionale, mentre la neve ad innesco orografico indugia con quantitativi maggiori su tutta la fascia pedecollinare ravennate ed il forlivese in genere. Nel primo pomeriggio del 5 gran parte della Romagna è sotto una coltre nevosa che va dai 20 ai 35 cm a seconda delle zone (Alfonsine 25 cm), con maggiori spessori nei comparti adiacenti l’Appennino. La bora, ancora intensa, tende comunque a calare d’intensità al tramonto, e poche ore dopo si scende quasi alla calma in associazione a cielo praticamente sereno. Si genera così il primo notevole raffreddamento al suolo, come si vedrà in seguito.
                          Il giorno 6 si presenta con cielo sereno e con vento debole da NW e moderata bora confinata solo lungo la costa; la pressione è risalita a 1022.8 hPa e, al suolo, la neve rimane intatta per la presenza di massime negative nonostante il soleggiamento. Stessa situazione per il giorno 7, anche se la pressione torna gradualmente a scendere ed aumenta il tasso d’umidità relativa ( dal 64% del 6 al 78%). In serata il cielo tende a coprirsi nuovamente da W ed è il segnale della successiva irruzione artica ormai alle porte; infatti nella notte il nuovo fronte d’irruzione (più intenso del precedente) attiva stavolta una profonda depressione sull’Italia centrale con conseguente notevole peggioramento su tutta la regione. Infatti già dalla mattinata dell’8 riprende a nevicare intensamente intorno alle 7,00, con pressione scesa a 1012.3 hPa e forte vento da NW davvero gelido (bora modificata), mentre la bora vera e propria interessa solo la linea di costa settentrionale. Le nevicate si protraggono per tutta la giornata e si mantengono moderate-forti a carattere continuo, interessando tutto il territorio. L’ormai avvenuto intenso raffreddamento a tutte le quote inibisce la genesi di rovesci, ma privilegia le precipitazioni da scorrimento, giacché una massa d’aria meno fredda risale da meridione, convogliata dal minimo sull’Italia centrale, alle quote troposferiche medie. Cadono mediamente da 20 a 40 cm di neve in 24 ore ( 29 cm ad Alfonsine, 40 cm a Faenza, 30 cm a Lugo, 20 a Ravenna e sulla costa) sul ravennate e da 20 a 35 cm nel forlivese. Il lento movimento verso ESE del minimo ciclonico determina l’ininterrotta prosecuzione delle nevicate il giorno 9, con venti ancora più forti da NW (bufera) e neve molto fitta ed asciutta: cadono ancora, fino alle 23,00 circa, dai 10 ai 30 cm di neve nel ravennate e dai 20 ai 40 cm nel forlivese. Nella notte tra il 9 ed il 10 gennaio un minimo termico a 500 hPa di –40° passa sull’Adriatico centrosettentrionale, innescando rovesci di neve sparsi di debole intensità e spaventose raffiche di bora sferzante (120 km/h a Marina di Ravenna, 90 ad Alfonsine con temperatura di –12.4°). Nelle giornate dell’8 e del 9 gennaio lo scenario è di eccezionale effetto: la neve cade fitta e minuta con vento di burrasca che solleva scaccianeve alto tale da ridurre la visibilità a meno di 200 m.t. e a rendere quasi impossibile la circolazione stradale.
                          Nelle giornate del 10, 11 e 12 gennaio il tempo migliora per lo spostamento verso levante del minimo depressionario e in concomitanza ai rasserenamenti le temperature raggiungono i minimi storici. Il giorno 13 l’azione di una nuova intensa depressione formatasi sul Nordafrica per una terza invasione artica diretta verso il Mediterraneo occidentale determina una nuova copertura nuvolosa da scorrimento caldo in quota e verso le 11,00 comincia di nuovo a nevicare, perlopiù debolmente su tutta la Romagna fin verso le 16,00-17,00 e si aggiungono ai precedenti altri 3-6 cm.

                          A questo punto si ha il massimo innevamento al suolo e gli spessori oscillano tra i 60 e gli 80 cm in pianura (Alfonsine 72 cm), con punte di 85-110 cm nel faentino e forlivese.
                          Di seguito si riportano alcuni valori di nevosità occorsa nel periodo in alcune località della Regione. Il primo dato concerne la neve totale occorsa in cm ed il secondo l'altezza massima in cm della neve al suolo:
                          Alfonsine 79/72
                          Lugo 88/80
                          Faenza 92/85
                          Ravenna 68/60
                          Forlì 80/75
                          Cesena 80/75
                          Rimini 60/55

                          I valori sopra riportati devono essere considerati approssimati e suscettibili di variazioni in più o in meno del 5-15% in relazione ad aree anche ristrette, poiché l’elevato numero di giornate ventose accumulò la neve, peraltro leggerissima, in modo assai irregolare con cumuli superiori ai 2 metri nelle zone sottovento ed inferiori a 30 nelle aree esposte.
                          Le massime precipitazioni si hanno nei giorni 5, 8 e 9 gennaio. Per la località di Alfonsine si tratta delle nevicate più consistenti dopo quelle storiche del gennaio-febbraio 1929.

                          Nelle giornate del 15 e 16 gennaio si ebbero, nonostante temperature ancora moderatamente basse, cadute di pioggia sopraffusa e temporanee brevi nevicate ( 2 cm il 15 ad Alfonsine), mentre nei giorni successivi l’ormai eccessivo assottigliamento dello strato isotermico inversionale nei bassi strati fu all’origine di precipitazioni esclusivamente piovose in pianura, e nevose solo sul comparto appenninico oltre i 1000 m.t. di quota.
                          Fenomeni osservati: temperature:
                          Se certamente non mancarono copiose nevicate ovunque, l’aspetto maggiormente caratterizzante l’evento storico del gennaio 1985 fu costituito dalle eccezionali temperature minime raggiunte a causa di apporti di aria gelida di origine artica a tutte le quote che nei giorni 6, 7, 8, 10, 11, 12 e 13 gennaio furono incrementate dall’effetto albedo determinato dall’abbondante copertura nevosa e dall’irraggiamento notturno in occasione di nottate parzialmente o completamente serene in associazione a venti deboli.

                          Il primo significativo raffreddamento, dovuto all’avvento di aria fredda polare di origine scandinava si ha il giorno 4, con minime che vanno dai –5° della costa ai –9/-10° delle aree di pianura interna. All’arrivo del primo fronte di invasione artica la sera del 4, cominciano le nevicate con temperature intorno a 0°, mentre in nottata l’onda temporalesca ed il colpo di bora scura fanno scendere la colonnina intorno a –3°/-6° con neve in atto (Alfonsine –5.3° alle 6,00 del giorno 5); il pomeriggio del 5, nonostante ampie schiarite, le massime non superano i –2.0° (Alfonsine –2.6° alle 14,30). Nella notte tra il 5 ed il 6 con cielo sereno e venti molto deboli settentrionali i valori minimi cominciano a sconfinare nell’anomalo: ovunque si scende sotto i –10° e Alfonsine raggiunge –16.5°, Lugo –15.9°, Bagnacavallo –17.1°, Faenza –14.4°, Conselice –16.3°. Le massime del 6 rimangono negative, con valori oscillanti tra –2.5° della costa e –3.5° dell’interno (Alfonsine –2.9°) e nella notte tra il 6 ed il 7 la cose non cambiano granché: con cielo sereno si hanno –16.4° ad Alfonsine, -17.3° a Lugo, -15.8° a Bagnacavallo, -17.0° a Conselice, -16.1° a Faenza, mentre nel forlivese oscillano tra i –12° e i –15°.

                          Le massime del giorno 7 scendono ancora nonostante il soleggiamento: -4.0° sulla costa e –5°/-6° sulle zone interne di pianura. Nella notte tra il 7 e l’8 il cielo tende a coprirsi per la nuova irruzione artica alle porte, tuttavia la nuvolosità arriva poco dopo le ore 1,00; ebbene a quell'ora le temperature sono già a livelli polari: -18.0° ad Alfonsine, -16.3° a Lugo, -17.5° a Bagnacavallo, -18.4° a Conselice, -15.5° a Faenza, -11.4° a Ravenna, da –12° a –15° nel forlivese; se non ci fossero stati annuvolamenti estesi, nella mattinata successiva si sarebbe sicuramente giunti a valori inferiori a –20° su molte località della bassa ravennate. Fatto sta che la mattina dell’8 comincia a nevicare su quasi tutta la Romagna con temperature comprese tra –10° e –12° e nel pomeriggio, con neve in corso, le massime non superano i –5.0°.

                          Nella serata e nella nottata tra l’8 ed il 9 nevica intensamente con venti forti da NW e temperature oscillanti tra –8° e –10° ( Alfonsine –9.7° e Lugo –9.9°). La neve continua a cadere anche per tutta la giornata del 9, con massime in lieve rialzo rispetto alla giornata precedente ma sempre comprese tra –1° e –3°. Durante la nottata del 9 le precipitazioni si attenuano con rovesci intermittenti, ma nel frattempo compaiono anche schiarite (verso le ore 3,00) e bora fortissima. Già intorno all’una del 10 la bora soffia impetuosa e le temperature sono posizionate sui –11°/-12° con un windchill terrificante; verso l’alba del 10 il vento ruota a NNW e complici estesi rasserenamenti le temperature crollano nuovamente: -16.6° ad Alfonsine, -16.4° a Lugo, -17.0° a Conselice, -17.0° a Bagnacavallo, -15.5° a Faenza, -11.4° a Ravenna. La giornata del 10 trascorre con cielo sereno e vento debole da NNW; le massime si aggirano tra i –1° della costa e i –2° della pianura interna; l’avvenuta irruzione artica a tutte le quote determina la stratificazione al suolo per gravità di aria gelida, specie nelle bassure e nella bassa pianura ravennate e, col calare del sole si intuisce che la nottata tra il 10 e l’11 gennaio 1985 non verrà dimenticata tanto facilmente, poiché alle 19,00 Alfonsine già stazza sui –14°/-15°; il cielo è perfettamente sereno ed il vento è assente.

                          Infatti il giorno 11 gennaio diverrà il più freddo del secolo su molte località romagnole coi seguenti eccezionali valori minimi:
                          Alfonsine –25.9°, Lugo –25.7°, Russi –24.3°, Bagnacavallo –25.4°, Faenza –18.7°, Conselice –26.2°, Ravenna –17.4°, Cervia –16.5°, Forlì –20.0°, Cesena –19.4°, Rimini –17.2°. I dati citati si riferiscono a rilevazioni per conto del Servizio Idrografico, tuttavia dati “ufficiosi” individuano un’area rurale davvero “glaciale” compresa tra il territorio nordoccidentale Alfonsinese, quello sudorientale di Conselice e quello nordorientale di Lugo in cui la minima di quel giorno oltrepassa i –27.0°. In molte località all’alba è presente una fitta nebbia ma di limitato spessore; essa individua lo strato inversionale isotermico più freddo, che si estende dal suolo a circa 15-20 m.t. di quota, dove giace una massa d’aria freddissima, inerte.
                          Non va molto meglio in Emilia: Parma scende a -23.4°, Piacenza –22.0°, Ferrara –21.5°, mentre nella parte orientale della provincia di Bologna la stazione di Molinella (SMR) segnala –24.8°, ma anche in quell’area dati ufficiosi riportano minime a –28.0° circa.
                          La giornata dell’11 rimarrà storica anche per le massime ottenute nonostante la presenza del sole: Alfonsine –7.0°, Lugo –7.4°, Faenza –8.1°, Ravenna –5.8°, Molinella (BO) –10.0°, Ferrara –7.4°, Forlì –6.2°, Rimini –5.6°.
                          Poche novità anche per il giorno 12; la sostanziale stabilità atmosferica non cambia di molto le carte in tavola, anche se si notano lievi aumenti rispetto alla giornata precedente, ma si permane nell’eccezionalità con minime ancora paurose: Alfonsine –23.2°, Lugo –23.0°, Bagnacavallo –23.3°, Conselice –22.9°, Russi –23.1°, Faenza –16.0°, Ravenna –13.9°, Forlì –19.0°, Cesena –17.1°, Rimini –15.5°, Molinella –22.4°, Ferrara –20.0°. Anche le massime diurne furono parenti strette con quelle dell’11: Alfonsine –7.0°, Lugo –7.2°, Faenza –7.7°, Conselice –7.1°, Ravenna –4.8°, Forlì –5.5°, Rimini –4.9°.
                          Il giorno 13 gennaio vede il cielo nuovamente coprirsi per l’avvezione calda in quota relativa alla ciclogenesi nordafricana; tuttavia la nottata rimane pressoché serena, consentendo ancora il raggiungimento di minime eccezionalmente basse, dovute all’irraggiamento e alla persistenza di aria artica al suolo con abbondante innevamento; infatti si registrano:

                          -21.4° ad Alfonsine, -21.1° a Lugo, -21.8° a Conselice, -20.7° a Bagnacavallo, -16.3° a Faenza, -18.8° a Russi, -15.8° a Forlì, -15.3° a Cesena. Per il terzo giorno consecutivo, quindi, la pianura interna ravennate sperimenta minime notturne inferiori a –20°. Nel corso della mattinata la copertura si intensifica e verso le 11,30 riprende a nevicare debolmente, continuando fino al tramonto; le massime si portano intorno a –4°/-6° su tutta l’area pianeggiante e costiera. Da questo momento in poi il sensibile riscaldamento alle quote superiori comincia a diffondersi verso il basso e, complice la copertura nuvolosa, le minime si riportano su valori quantomeno accettabili; infatti nella notte tra il 13 ed il 14 esse non superano i –8° (Alfonsine –7.3°). Dal giorno 15 in poi le temperature rientrano quasi nella norma mantenendosi comunque negative nei valori minimi e di poco sopra lo 0° in quelli massimi.
                          Si riporta in seguito l'andamento termico relativo alla località di Alfonsine (UCEA/SIMN) nel periodo considerato (Min/Max)
                          3 gennaio -5.7/-2.0
                          4 gennaio -9.4/+4.0
                          5 gennaio -5.3/-2.6
                          6 gennaio -16.5/-2.9
                          7 gennaio -16.4/-5.0
                          8 gennaio -18.0/-5.0
                          9 gennaio -9.7/-2.0
                          10 gennaio -16.6/-1.5
                          11 gennaio -25.9/-7.0
                          12 gennaio -23.2/-7.0
                          13 gennaio -21.4/-5.0
                          14 gennaio -7.3/-0.5

                          Media del periodo 3/14 gennaio 1985:
                          Minime -14.7
                          Massime -3.0
                          I dati sono inequivocabili: minime inferiori di 12.9° rispetto ai valori normali, massime inferiori di 7.7° e medie in deficit di 10.4° sulla norma; valori davvero eccezionali. Inoltre si notano: 3 giorni consecutivi con minime inferiori a –20.0°, 7 giorni con minime inferiori a –15.0°, 11 giorni con massime negative di cui 9 consecutivi, 5 giorni con temperatura media inferiore a –10.0°.

                          Di seguito invece si riportano i valori minimi assoluti del periodo in alcune località romagnole:
                          Conselice -26.2 (giorno 11)
                          Alfonsine -25.9 (giorno 11)
                          Lugo -25.7 (giorno 11)
                          Bagnacavallo -25.4 (giorno 11)
                          Russi -24.3 (giorno 11)
                          Faenza (città) -18.7 (giorno 11)
                          Ravenna -17.4 (giorno 11)
                          Forlì -20.0 (giorno 11)
                          Cesena -19.4 (giorno 11)
                          Rimini -17.2 (giorno 11)

                          Quasi ovunque vengono superati i –20°, eccetto l’area costiera che si limita a soli (si fa per dire) –17.4° a Marina di Ravenna e –17.2° a Rimini; Faenza risente della maggiore altitudine rispetto alle altre località ravennati della bassa pianura dove meglio si stratifica la massa d’aria gelida e si ferma al pur notevole valore di –18.7°. Il valore più basso in assoluto spetta a Conselice, posta nell’area nordoccidentale provinciale ravennate, in ogni caso nel quadrilatero avente per vertici le località di Alfonsine, Conselice, Lugo e Bagnacavallo si superano i –25°, con valori areali in zone di campagna a scarso sviluppo urbano prossimi a –27°.

                          Effetti sul territorio:
                          Le abbondanti cadute di neve rendono difficile per molti giorni la circolazione stradale, e molti tratti di strade secondarie risultano impraticabili; la neve accumulata dal vento supera in alcuni punti i 2 metri, specie nelle zone sottovento. A partire dal giorno 6 per il gran gelo cominciano a ghiacciare le condutture dell’acqua alcune delle quali si spaccano, anche quelle poste sottoterra, con sospensione dell’erogazione; moltissimi gli impianti di riscaldamento in tilt, specie quelli a gasolio, mentre dal giorno 8 cominciano una serie di black out elettrici che interessano in particolare l’area ravennate nordoccidentale e che perdurano ad intermittenza fino al giorno 12. Molti animali domestici non resistono al freddo eccezionale specie nei giorni 10, 11 e 12 trovando la morte. I fiumi Senio, Santerno, Savio, Bidente, Montone e Lamone sono quasi completamente gelatii, mentre il Reno lo è in buona parte. Nei giorni 8, 9, 10 e 11 gennaio molte persone sono colte da principi di congelamento agli arti nel tentativo di spalare la neve, alcune delle quali in modo serio. Nelle nottate del 9, 10 ,11 e 12 gennaio la statale adriatica è congestionata da moltissimi automezzi diesel in panne per la cristallizzazione del gasolio nei serbatoi e filtri, fenomeno visto in precedenza solo nel febbraio 1956. Dai tetti e dalle sporgenze delle case pendono stalattiti di ghiaccio di notevole consistenza, mentre la bufera di bora della notte del 5 fa strage di antenne televisive e cartelloni pubblicitari. In mezzo a tante difficoltà e disagi il paesaggio è però fiabesco in tutta la Romagna come non si era visto da tempo immemorabile; solo le persone più anziane rimembrano gli eventi del 1929 e del 1956.
                          In agricoltura le cose non vanno affatto meglio: nonostante tutte le specie vegetali fossero in pieno riposo vegetativo le stoccate dei giorni 8, 11, 12 e 13 gennaio lasciano pesanti segni eccetto le colture pro***** dall’abbondante copertura nevosa, come frumento e orzo, i quali non subiscono danni di rilievo. Le minime dei giorni 6, 7 e 8, ma in particolare quelle dei giorni 10, 11, 12, e 13 gennaio superano largamente le soglie critiche di sopportazione delle specie frutticole, determinando la morte di gran parte delle gemme fruttifere ma anche profonde spaccature della corteccia legnosa; in alcuni pescheti le incisioni sono talmente profonde da poterci entrare con una mano. In molti casi si deve provvedere all’estirpazione degli impianti, specie per le drupacee, più suscettibili ai grandi freddi. Le ripercussioni si notano al momento del raccolto estivo: la produzione di pesche e nettarine subisce un danno variabile dal 50% nella fascia costiera al 90% nella pianura interna, specie quella ravennate. Annientate le produzioni di albicocche, kiwi e susine, mentre va un po’ meglio (relativamente) per melo e pero, con danni intorno al 60-70%. La vite subisce fortissimi danni ovunque: moltissime piante seccano, tuttavia molti germogli latenti si salvano al di sotto della copertura nevosa; comunque le produzioni risulteranno scarsissime, generalmente inferiori a 50 Qli per ettaro nelle zone meno colpite ed a 10 Qli nelle aree di massimo raffreddamento.

                          Inoltre danni ingenti si hanno pure a livello di piante ornamentali, anche sempreverdi come cedri, glauchi, pini marittimi, cipressi ed altre conifere, che seccano completamente.
                          Nonostante l’assenza di nuove precipitazioni nevose il manto permane al suolo fino ai primi di febbraio ed il disgelo in profondità richiede numerosi giorni a temperature nella norma.

                          Conclusioni:
                          Un evento di rara eccezionalità, da associare agli episodi del 1929 e 1956, ma con freddo di intensità ancora superiore, specie nel raffronto col 1929. Una concomitanza di circostanze sinottiche come quelle osservate è molto rara alle nostre latitudini, sebbene un episodio molto intenso si ripresentò nel febbraio 1991 ma con dinamica sostanzialmente diversa. In ogni caso un periodo che nel bene e nel male rimarrà scolpito per sempre nella memoria di tutti i romagnoli.

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