Per Angelo e non solo !

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  • lamiera
    Socio Estremo Meteo4
    • Jun 2006
    • 13034

    Per Angelo e non solo !

    Ciao Angelo sicuramente lo saprai gia' , ma penso che sia un articolo interessante al di la' dell'argomento molto complesso , anche per i dati specifici che vengono citati in relazione all'isola di calore generata da Milano .

    Ciao !


    16/06/2006 Caldo: conta più l’effetto urbano che l’effetto serra

    Progressiva diminuzione del verde nelle città e politiche urbanistiche inadeguate hanno causato elevate punte di temperatura pericolose per la salute dell’uomo. Di un corretto uso della gestione urbana, che veda al centro il benessere del cittadino, si discuterà a Ferrara in un convegno organizzato dal Cnr

    Chi vive in città, cioè oltre la metà della popolazione mondiale, deve fare i conti più con l’effetto urbano che con il cambiamento climatico globale. E se il di 0.5global warming ha comportato un aumento delle temperature medie -0.6 °C in un secolo, nello stesso periodo l'effetto nelle grandi realtà urbane è stato in molti casi superiore. Ad esempio, la città di Milano in 158 anni ha manifestato un aumento complessivo della temperatura dell’aria al suolo di 2.54°C per le massime e di 0.88°C per le minime. Non privo di conseguenze, visto che, durante l’ondata di calore del 2003, ci sono state oltre 35.000 morti in eccesso nella sola Europa occidentale, e 4.175 decessi in più rispetto all'anno precedente in Italia.
    Lo studio degli effetti che architettura, morfologia urbana, materiali ed usi degli spazi hanno sul benessere dei cittadini, sarà al centro del convegno Il respiro della città - strumenti per gestire lo sviluppo urbano: uomo, benessere e ambiente urbano nell'era tecnologica, che si terrà a Ferrara, domani 17 giugno 2006, con inizio alle ore 10,30.
    “Mentre il tema del riscaldamento globale”, sottolinea Federico Margelli, ricercatore dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima (Isac) del Cnr di Bologna, “ha vasta eco nel mondo scientifico e sui mezzi d’informazione, assai limitato è oggi il dibattito sul riscaldamento dello strato limite (lo strato atmosferico più vicino al suolo la cui altezza varia da poche decine di metri a circa 1000-2000 metri) dovuto all’urbanizzazione”. Il principale fattore che determina le caratteristiche dello strato limite è il bilancio energetico di superficie, che in ambito urbano è condizionato dalle caratteristiche di riflessione e assorbimento dell’energia solare dei materiali utilizzati, dalla struttura della città (canyoning urbano) e dall’attività antropica.
    La presenza della città agisce prevalentemente sull’albedo, frazione della radiazione solare riflessa verso lo spazio. Infatti, nel caso di vegetazione spontanea o coltivata, l’albedo è dell’ordine del 20-30%, mentre nelle città il valore è mediamente più basso, fino a valori inferiori al 5% nel caso di superfici asfaltate. “In altri termini”, prosegue il ricercatore, “la superficie urbana assorbe più energia solare rispetto alle aree rurali. Inoltre, la città stessa è fonte di produzione di energia, che si va a sommare a quella della radiazione solare incidente, a causa delle attività antropiche principalmente legate al riscaldamento, o più in generale al condizionamento della temperatura indoor, e trasporti. In complesso dunque la città è più ricca d'energia rispetto alla campagna e tale squilibrio si acuisce ulteriormente in virtù delle fonti di calore primarie”.
    Il convegno di Ferrara nasce dalla realizzazione di un gruppo di lavoro coordinato dall’Istituto di Biometeorologia (Ibimet) del Cnr di Bologna e composto da vari centri di ricerca pubblici e privati, Università e imprese, formatosi in occasione della presentazione del progetto europeo “HEAT- Human Environment from Architectural Technology”, attualmente in fase di valutazione da parte della Commissione Europea. Il progetto, attraverso uno studio multidisciplinare ha l’obiettivo di analizzare come la morfologia urbana e la sua architettura influenzano il microclima urbano al fine di ottenere un qualche strumento di pianificazione urbanistica e di valutazione delle soluzioni adottate, nell’ottica di incrementare la capacità di realizzare città che meglio si adattino alle molteplici e variabili esigenze, non solo di comfort fisico, dei suoi cittadini.

    Roma, 16 giugno 2006

    La scheda
    SO MASSA VECIO PER PERDERE "TEMPO" !
  • Wetter_Sergy
    Consiglio direttivo
    • Jul 2006
    • 1707

    #2
    Sarebbe assai interessante collegare a questa analisi una sulla maggiore tendenza allo sviluppo di temporali di maggiore intensità presso la zona urbana Milanese, fenomeno che ha raggiunto il suo apice parossistico con il tornado di Arcore.
    Bellissimo articolo Lamierone!
    ... sempre lo ringrazierò, finchè avrò vita

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    • #3
      Da un recente studio Americano, risulta che nelle città del nuovo continente i temporali si sono intensificati del 15% negli ultimi 10 anni proprio per le isole di calore, e dalle proiezioni future sembra che questo dato nei prox venti anni salga al 30%......
      Quindi saranno sempre più forti e frequenti i temporali nelle aree urbane, oltretutto pare scontato anche il fatto che certe tipi di fenomenologia invernali si accentui, con blizzard più frequenti, oltre a temporali nevosi.
      Ne abbiamo una riprova anche nei recenti inverni Italiani.

      Saluti

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      • Simone
        Utente Registrato
        • Jun 2006
        • 8100

        #4
        Ciao Andrea, mentre non ho difficoltà a spiegarmi l'aumento di temporali nevosi non riesco bene a capire cosa intendi con "aumento del numero di Blizzard"
        Appassionato di meteorologia!

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        • Angelo
          Consiglio direttivo
          • Jun 2006
          • 12323

          #5
          Lamieron grazie 1000 per l'interessantissimo articolo!!!

          Onestamente pensavo che fossero più le temperature minime a soffrire un poderoso rialzo rispetto al passato, e non le massime.
          Tale convinzione derivava dal fatto che l'elevata quantità di poleveri sottili facesse da schermo ai raggi solari sia direttamente sia come nuclei di condensazione per l'umidità.
          Evidentemente mi sbagliavo!! Oppure una città "piccola" può effettivamente subire questo effetto mentre una città "grande" come Milano, una volta superata una certa inerzia, diventa iper incandescente.
          Pensavo altresì che il calore assorbito durante il giorni venisse rilasciato nottetempo riducendo il calo termico.

          Una cosa è certa: qua a Milano nel 2003, per la prima volta in vita, ho sentito più caldo provenire dal basso, dall'asfalto, che dall'alto, dal sole.
          https://www.meteoarena.com/

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