Sul sito di Repubblica ho visto questo interessantissimo articolo, di cui propongo una sintesi: Voi, cosa ne pensate?
"Un team internazionale, di cui fa parte l'Università di Firenze, ha simulato l'ambiente del Mediterraneo già a partire dal 2030, quando la temperatura potrebbe per la prima volta toccare i fatidici 2 gradi di aumento. E il quadro non è dei migliori.
UNA MANCIATA di anni per organizzarci e abituarci a una estate sempre più ostinata che, pian piano, si allungherà di un mese. Aumenteranno gli estremi: le ondate di caldo, le siccità e, in alcune regioni, le precipitazioni invernali. Ne risentiranno pesantemente l'agricultura, il turismo, le risorse idriche, con importanti risvolti politici e sociali.
"Prepararsi al peggio". Cosa ci attende allora? I ricercatori - in uno studio pubblicato sulla rivista Global and Planetary Research - dicono che è importante prepararsi al peggio. Hanno concentrato gli studi sul futuro prossimo delle nazioni affacciate al bacino del Mediterraneo. Avremo quindi il un luglio che sembreà non finire mai. "In generale ci possiamo aspettare un mese di giornate estive (cioè quelle in cui la temperatura supera i 25 gradi) in più", si legge nel rapporto. Ed avremo due settimane di nottate afose in più, con un aumento di notti "tropicali", quelle cioè in cui le temperature non calano sotto i 20 gradi. All'interno del paese, lontano dalle coste, ondate di caldo come quella record del 2003 potrebbero diventare una consuetudine. "Non sarebbero più eventi straordinari, ma normali - dice Bindi. Secondo lui, "proprio quella estate potrebbe essere un esempio tipico dell'estate di fine secolo". Aumenteranno quindi anche gli incendi. Avremo infatti almeno due, ma in alcune regioni forse anche sei, settimane con un alto rischio di incendio.
Un mese di estate in più. E questo è solo l'inizio, avvertono gli esperti: il Mediterraneo avrà da una a tre settimane aride in più. Le precipitazioni diminuiranno mediamente del 10-20%. Ma attenzione agli estremi, insistono gli scienziati, infatti le estati saranno assai più aride (una riduzione anche del 30%), mentre gli inverni, nella parte settentrionale del bacino, saranno più piovosi. O più nevosi in montagna." (...)
"Un team internazionale, di cui fa parte l'Università di Firenze, ha simulato l'ambiente del Mediterraneo già a partire dal 2030, quando la temperatura potrebbe per la prima volta toccare i fatidici 2 gradi di aumento. E il quadro non è dei migliori.
UNA MANCIATA di anni per organizzarci e abituarci a una estate sempre più ostinata che, pian piano, si allungherà di un mese. Aumenteranno gli estremi: le ondate di caldo, le siccità e, in alcune regioni, le precipitazioni invernali. Ne risentiranno pesantemente l'agricultura, il turismo, le risorse idriche, con importanti risvolti politici e sociali.
"Prepararsi al peggio". Cosa ci attende allora? I ricercatori - in uno studio pubblicato sulla rivista Global and Planetary Research - dicono che è importante prepararsi al peggio. Hanno concentrato gli studi sul futuro prossimo delle nazioni affacciate al bacino del Mediterraneo. Avremo quindi il un luglio che sembreà non finire mai. "In generale ci possiamo aspettare un mese di giornate estive (cioè quelle in cui la temperatura supera i 25 gradi) in più", si legge nel rapporto. Ed avremo due settimane di nottate afose in più, con un aumento di notti "tropicali", quelle cioè in cui le temperature non calano sotto i 20 gradi. All'interno del paese, lontano dalle coste, ondate di caldo come quella record del 2003 potrebbero diventare una consuetudine. "Non sarebbero più eventi straordinari, ma normali - dice Bindi. Secondo lui, "proprio quella estate potrebbe essere un esempio tipico dell'estate di fine secolo". Aumenteranno quindi anche gli incendi. Avremo infatti almeno due, ma in alcune regioni forse anche sei, settimane con un alto rischio di incendio.
Un mese di estate in più. E questo è solo l'inizio, avvertono gli esperti: il Mediterraneo avrà da una a tre settimane aride in più. Le precipitazioni diminuiranno mediamente del 10-20%. Ma attenzione agli estremi, insistono gli scienziati, infatti le estati saranno assai più aride (una riduzione anche del 30%), mentre gli inverni, nella parte settentrionale del bacino, saranno più piovosi. O più nevosi in montagna." (...)


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