Mi permetto di copiare l'intervento di Andrea sul forum di MNW e riportarlo qui evidenziando un passaggio che ritengo molto interessante:
Passata la bufera (giudiziaria), possiamo a mente lucida trarre dei preziosi insegnamenti dall’ultima dinamica circolatoria che ci ha interessato. Perdere tempo a puntare il dito contro questo o quel meteorologo non è costruttivo: chi ha sbagliato sarà in grado, da solo, di ammettere il proprio errore in sede di verifica previsionale, non avendo la possibilità logicamente di farlo durante il corso degli eventi.
Quanto a errori, comunque, non bisogna farne un dramma. Il meteorologo scrive un bollettino in base alle condizioni che, in sede di previsione, possiede fino a quel momento, tenendo conto che un margine di errore c’è sempre. A volte, con la professionalità e con l’esperienza questo errore può essere ridotto al minimo, altre volte non ci si riesce.
Vediamo, allora, di sintetizzare per punti, il tipo di peggioramento che ci ha interessato in modo che, un domani, possa essere annoverato come casistica.
1) Si è trattato di un nucleo di aria fredda di matrice artico-marittima, proveniente dalla Scandinavia che solo inizialmente, nella zona da cui si è staccata, aveva anche una minima componente fredda continentale di natura siberiana che è andata esaurendosi lungo il tragitto che l’ha portata a sfondare sul Mediterraneo in quanto la corrente portante veniva dalle latitudini artiche.
2) Essendo una “goccia fredda”, i modelli hanno faticato ad inquadrarne la traiettoria e, in particolare, la posizione del minimo al suolo sul comparto Ligure fino a 24 ore prima dall’inizio dell’evento. Questa non è una novità, ma è bene sempre ricordarlo.
3) I fenomeni nevosi più importanti hanno riguardato le aree che sono state interessate dal passaggio del nucleo più freddo in quota, coincidente con l’area avente vorticità più elevata che ha avuto il merito di risucchiare meglio le correnti dal basso e generare quindi una nuvolosità in grado di dare precipitazioni continue nel tempo. Si tratta di una condizione importantissima per determinare il rovesciamento dell’aria fredda dalle quote superiori e mantenere la conservazione del fiocco di neve fino al piano. Testimonianza di questa dinamica è la neve caduta a Marsiglia, a Cannes, a Sanremo, sulle coste occidentali della Sardegna e questa mattina a Roma: tutte aree o città che hanno visto, sulla propria testa, il transito della -35 °C abbondante alle medie quote. Per alcune di queste località si può parlare tranquillamente di evento storico.
4) La mancata nevicata sulle Venezie è stata dovuta ad un richiamo orientale che ha fatto lievitare un po’ troppo le temperature nei bassi strati. Le precipitazioni, poco organizzate, non hanno avuto modo di aggiustare le termiche della colonna d’aria o, se l’hanno fatto, è stato a macchia di leopardo alternando, il più delle volte, le fasi con neve a quelle con pioggia.
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Ecco, in effetti questo della vorticità è un parametro che in sede previsionale stiamo tutti progressivamente sottovalutando tendendo a dare sempre maggiore importanza alle sole umidità relative e ( giustissimamente ) alla disposizione dei venti nei bassi strati.
Questo ultimo peggioramento, che più di tutti gli altri necessitava di un forte rovesciamento di aria fredda dall'alto, ( complice la natura artica della stessa e l'aria con Td elevate preesistente al suolo ) non ha mai presentato ( nemmeno nei run favorevoli alle precipitazioni a NE ) valori di vorticità importanti e favorevoli. Tutto se ne stava ben a W delle pianure venete.
Di conseguenza ecco le velocità verticali di origine dinamica assai scarse sulle pianure. Le zone pedemontane invece sono state parzialmente avvantaggiate dall'orografia, ovvero dalla tendenza a salire verso l'alto del flusso con genesi di maggior turbolenza, condensazione e precipitazioni.
Passata la bufera (giudiziaria), possiamo a mente lucida trarre dei preziosi insegnamenti dall’ultima dinamica circolatoria che ci ha interessato. Perdere tempo a puntare il dito contro questo o quel meteorologo non è costruttivo: chi ha sbagliato sarà in grado, da solo, di ammettere il proprio errore in sede di verifica previsionale, non avendo la possibilità logicamente di farlo durante il corso degli eventi.
Quanto a errori, comunque, non bisogna farne un dramma. Il meteorologo scrive un bollettino in base alle condizioni che, in sede di previsione, possiede fino a quel momento, tenendo conto che un margine di errore c’è sempre. A volte, con la professionalità e con l’esperienza questo errore può essere ridotto al minimo, altre volte non ci si riesce.
Vediamo, allora, di sintetizzare per punti, il tipo di peggioramento che ci ha interessato in modo che, un domani, possa essere annoverato come casistica.
1) Si è trattato di un nucleo di aria fredda di matrice artico-marittima, proveniente dalla Scandinavia che solo inizialmente, nella zona da cui si è staccata, aveva anche una minima componente fredda continentale di natura siberiana che è andata esaurendosi lungo il tragitto che l’ha portata a sfondare sul Mediterraneo in quanto la corrente portante veniva dalle latitudini artiche.
2) Essendo una “goccia fredda”, i modelli hanno faticato ad inquadrarne la traiettoria e, in particolare, la posizione del minimo al suolo sul comparto Ligure fino a 24 ore prima dall’inizio dell’evento. Questa non è una novità, ma è bene sempre ricordarlo.
3) I fenomeni nevosi più importanti hanno riguardato le aree che sono state interessate dal passaggio del nucleo più freddo in quota, coincidente con l’area avente vorticità più elevata che ha avuto il merito di risucchiare meglio le correnti dal basso e generare quindi una nuvolosità in grado di dare precipitazioni continue nel tempo. Si tratta di una condizione importantissima per determinare il rovesciamento dell’aria fredda dalle quote superiori e mantenere la conservazione del fiocco di neve fino al piano. Testimonianza di questa dinamica è la neve caduta a Marsiglia, a Cannes, a Sanremo, sulle coste occidentali della Sardegna e questa mattina a Roma: tutte aree o città che hanno visto, sulla propria testa, il transito della -35 °C abbondante alle medie quote. Per alcune di queste località si può parlare tranquillamente di evento storico.
4) La mancata nevicata sulle Venezie è stata dovuta ad un richiamo orientale che ha fatto lievitare un po’ troppo le temperature nei bassi strati. Le precipitazioni, poco organizzate, non hanno avuto modo di aggiustare le termiche della colonna d’aria o, se l’hanno fatto, è stato a macchia di leopardo alternando, il più delle volte, le fasi con neve a quelle con pioggia.
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Ecco, in effetti questo della vorticità è un parametro che in sede previsionale stiamo tutti progressivamente sottovalutando tendendo a dare sempre maggiore importanza alle sole umidità relative e ( giustissimamente ) alla disposizione dei venti nei bassi strati.
Questo ultimo peggioramento, che più di tutti gli altri necessitava di un forte rovesciamento di aria fredda dall'alto, ( complice la natura artica della stessa e l'aria con Td elevate preesistente al suolo ) non ha mai presentato ( nemmeno nei run favorevoli alle precipitazioni a NE ) valori di vorticità importanti e favorevoli. Tutto se ne stava ben a W delle pianure venete.
Di conseguenza ecco le velocità verticali di origine dinamica assai scarse sulle pianure. Le zone pedemontane invece sono state parzialmente avvantaggiate dall'orografia, ovvero dalla tendenza a salire verso l'alto del flusso con genesi di maggior turbolenza, condensazione e precipitazioni.



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