Cercando chiarezza tra orsi e ghiacciai
di Giovanni Kappenberger e di Antonio Gaspari
Egregio Gaspari,
il suo contributo in prima pagina del GdP del 6 febbraio scorso necessita di qualche puntualizzazione.
Anzitutto il rapporto IPCC da Lei citato e discusso non “fa allarme”, ma informa, in una maniera decisa, da far riflettere: è “una scomoda verità” come dice giustamente il titolo del film di Al Gore, ex vicepresidente degli USA. Non vorrei entrare in merito alle varie dichiarazioni fatte dalle diverse persone citate nel suo articolo, a partire dal Prof. Zichichi e neppure dilungarmi sulla tematica dei cicloni tropicali, dei quali Lei scrive «del loro presunto aumento», quando il rapporto afferma, a pagina 6, che non esista un chiaro trend nel numero annuo di cicloni tropicali, ma forse le sarà sfuggito quel passaggio.
Quale glaciologo vorrei soffermarmi sulla materia che mi è di maggiore competenza: il ghiaccio appunto. Avendo passato una dozzina di mesi nell’Artide tempo fa, tra gli orsi polari, a studiare il clima e ghiacci di quelle zone, dopo aver avuto la fortuna di visitare diversi ghiacciai in vari continenti, mi permetto di affermare che i ghiacciai di tutto il globo sono in fase di ritiro, o per essere più precisi, di perdita di massa a causa dell’aumento della temperatura; con poche eccezioni. Riguardo a quei pochi che stanno avanzando bisogna analizzare attentamente se non sia l’aumento dell’acqua di fusione che lubrificandone il letto favorisca pure un aumento della loro velocità di scorrimento, come è il caso per esempio di un gran numero di ghiacciai della Groenlandia. Per cui, al di là dell’allungamento, il bilancio di massa è comunque negativo ed il ghiacciaio tende quindi a ridurre il suo volume. Nell’Antartide l’incertezza è maggiore, ma la tendenza, come viene indicato dal rapporto a pagina 5, è la stessa per i ghiacciai di questa regione: perdita di massa. Affermazioni come un «aumento degli orsi polari da 500 (probabilmente voleva dire 5000, altrimenti dovrebbero moltiplicarsi come conigli) a 20mila negli ultimi anni» non sono realisti e i dati ufficiali del governo canadese lo confermano. Anzi, l’unica zona dove è accertata una variazione della popolazione, nel senso di una diminuzione, coincide con il ritiro dell’estensione del ghiaccio marino nella Baia di Hudson. Il ghiaccio marino o banchisa è assolutamente necessario all’orso polare per cacciar le foche.
Il ritiro di questa come pure quello dei ghiacciai sono un chiaro indice di un cambiamento che dovrebbe renderci attenti.
Tornando al rapporto IPCC, è ben comprensibile che vi siano delle voci critiche: forse ricercatori appoggiati da ditte petrolifere o simili che spingono in questa direzione? A proposito di petrolio: pensa veramente che bruciarlo tutto in poco tempo (in termini geologici in un batter d’occhio) e trasferendo il CO2 corrispondente nell’atmosfera non ci sia nessuna conseguenza? La concentrazione attuale del biossido di carbonio nell’atmosfera, secondo i carotaggi dell’Antartide, non è mai stato a questi livelli da oltre 700 mila anni… Inoltre è semplicemente uno scempio bruciare una materia così preziosa ed è una mancanza di rispetto verso la nostra “Madreterra”. Stiamo vivendo dei risparmi del capitale terrestre e non dei suoi interessi. L’utilizzo di energie rinnovabili, solare in particolare, sarebbero da favorire in maniera decisa. È ora di rifletterci sopra un poco e non di fare la politica dello struzzo, o pensare che sia solo il vicino a dover cambiare. È giunto il momento di agire, tutti e a tutti i livelli.
Ognuno di noi può contribuire con la sua parte. Anche le prossime elezioni sono una possibilità e un’occasione per eleggere politici con progetti lungimiranti e sostenibili. Settimana scorsa i vertici dell’UE hanno mostrato coraggio in questo senso.
Se volesse approfondire la tematica o avere delle informazioni sulle conseguenze in Svizzera è consigliata una visita al sito di meteosvizzera www.meteosvizzera.ch «clima» cambiamenti del clima, che offre vari contributi di valore sui cambiamenti che potranno interessare anche le nostre regioni.
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Egregio Kappenberger,
la ringrazio di avermi scritto. La sua lettera mi permette di argomentare in maniera più precisa quanto già scritto nell’articolo in questione. Sono molte e diverse le critiche scientifiche sollevate da più parti nel mondo circa i Rapporti dell’IPCC. A questo proposito le indico in nota (*) due volumi appena usciti che analizzano e criticano punto per punto il lavoro dell’IPCC. Lasciando da parte le critiche sul metodo e sui modelli, la questione centrale del dibattito riguarda non tanto l’analisi di cosa sta accadendo, ma le cause e le conseguenze di un eventuale riscaldamento globale.
E’ evidente che il problema dell’aumento dei gas serra non può essere limitato alla produzione di anidride carbonica (CO2) da parte delle attività umane. La CO2 è solo una parte dei gas serra (circa il 2%) e dai calcoli fatti risulta che l’umanità con tutte le sue attività contribuisce a circa il 4% dell’anidride carbonica totale che circola nell’atmosfera. Se poi si considera che l’eruzione di un grande vulcano (sono 1500 attivi nel pianeta) produce molta più anidride carbonica di quanto ne possa produrre l’umanità con tutte le sue attività, è facile capire che se il problema è la CO2, non è certo l’uomo a mettere in crisi il sistema. Per quanto si voglia ingigantire il peso delle attività umane nell’impatto con l’atmosfera è quanto mai evidente la dimensione marginale di questo impatto.
La seconda questione riguarda il riscaldamento globale. Ammettiamo che per ragioni naturali stiamo vivendo un periodo relativamente più caldo: quali sono le evidenze che questo porterà ai disastri annunciati da alcuni mezzi di comunicazione di massa?
Il nostro Pianeta ha vissuto periodi molto più caldi di quello odierno, e non abbiamo prove che questo abbia creato l’apocalisse.
In merito ai ghiacci, visto che siamo in un periodo relativamente più caldo non fa impressione che in alcune parti del globo si stiano ritirando, e comunque credo che Lei sarà d’accordo con me nel constatare che ci sono dati e situazioni discordanti con il trend generale. A questo proposito è notizia di questi giorni (15 febbraio) che David Bromwich, professore di geografia all’Ohio State University, ha appena tenuto una relazione al meeting annuale dell’American Association for the Advancement of Science di San Francisco, spiegando come le temperature antartiche sono in contrasto con le previsioni dei modelli climatici .
(ANTARCTIC TEMPERATURES DISAGREE WITH CLIMATE MODEL PREDICTIONS - Physorg.com, 15 February 2007 http://www.physorg.com/news90782778.html).
In merito al numero di orsi polari, di certo un inverno mite ne favorisce la riproduzione e il numero. E’ facile constatare come un inverno meno rigido favorisca la crescita di flora e fauna.
Per quanto riguarda il presunto coinvolgimento di interessi petroliferi nel sostenere le tesi contrarie al riscaldamento globale, non ho elementi sufficienti per sostenere questa tesi, se lei ha più argomenti sarei molto interessato a conoscerli. Quello che so di certo è che il PEW Center for Climate Change, un centro dichiaratamente sostenitore della teoria del riscaldamento globale, finanziato con milioni di dollari, ha tra i suoi sostenitori le compagnie petrolifere Sunoco, British Petroleum e Enron.
D’altro canto mi sembra evidente che un inverno mite riduca i consumi di gasolio e abbassi il prezzo del petrolio, mentre gli scenari catastrofisti e la carbon tax aumentano il prezzo dei combustibili fossili. Quindi sarei più propenso a credere che certi ambienti siano interessati ad un aumento del prezzo piuttosto che ad una riduzione.
Sull’energia solare, mi auguro che possa diventare una reale ed efficiente fonte di energia, anche se devo constatare che purtroppo è attualmente troppo invasiva (ha bisogno di ampi spazi per impiantare i pannelli solari), ha un bassissimo rendimento dovuto anche al limite fisico rappresentato dalla bassa densità energetica della radiazione solare, e costa tantissimo. Almeno dieci volte il costo della stessa energia prodotta da altri impianti.
Per quanto riguarda il film di Al Gore, ho l’impressione che si tratti di mera propaganda.
Nella speranza di aver risposto ai suoi interrogativi, la ringrazio per l’attenzione.
* Marcel Leroux, professore di climatologia all’Università J. Moulin e direttore del Laboratoire de Climatologie, Risques, Environnement, di Lione ha pubblicato un libro di 500 pagine dal titolo "Global Warming: Myth or Reality? The Erring Ways of Climatology", Springer; l’altro volume è di S.Fred Singer e Dennis T. Avery, con il titolo "Unstoppable Global Warming: Every 1500 Years", Barnes & Noble
di Giovanni Kappenberger e di Antonio Gaspari
Egregio Gaspari,
il suo contributo in prima pagina del GdP del 6 febbraio scorso necessita di qualche puntualizzazione.
Anzitutto il rapporto IPCC da Lei citato e discusso non “fa allarme”, ma informa, in una maniera decisa, da far riflettere: è “una scomoda verità” come dice giustamente il titolo del film di Al Gore, ex vicepresidente degli USA. Non vorrei entrare in merito alle varie dichiarazioni fatte dalle diverse persone citate nel suo articolo, a partire dal Prof. Zichichi e neppure dilungarmi sulla tematica dei cicloni tropicali, dei quali Lei scrive «del loro presunto aumento», quando il rapporto afferma, a pagina 6, che non esista un chiaro trend nel numero annuo di cicloni tropicali, ma forse le sarà sfuggito quel passaggio.
Quale glaciologo vorrei soffermarmi sulla materia che mi è di maggiore competenza: il ghiaccio appunto. Avendo passato una dozzina di mesi nell’Artide tempo fa, tra gli orsi polari, a studiare il clima e ghiacci di quelle zone, dopo aver avuto la fortuna di visitare diversi ghiacciai in vari continenti, mi permetto di affermare che i ghiacciai di tutto il globo sono in fase di ritiro, o per essere più precisi, di perdita di massa a causa dell’aumento della temperatura; con poche eccezioni. Riguardo a quei pochi che stanno avanzando bisogna analizzare attentamente se non sia l’aumento dell’acqua di fusione che lubrificandone il letto favorisca pure un aumento della loro velocità di scorrimento, come è il caso per esempio di un gran numero di ghiacciai della Groenlandia. Per cui, al di là dell’allungamento, il bilancio di massa è comunque negativo ed il ghiacciaio tende quindi a ridurre il suo volume. Nell’Antartide l’incertezza è maggiore, ma la tendenza, come viene indicato dal rapporto a pagina 5, è la stessa per i ghiacciai di questa regione: perdita di massa. Affermazioni come un «aumento degli orsi polari da 500 (probabilmente voleva dire 5000, altrimenti dovrebbero moltiplicarsi come conigli) a 20mila negli ultimi anni» non sono realisti e i dati ufficiali del governo canadese lo confermano. Anzi, l’unica zona dove è accertata una variazione della popolazione, nel senso di una diminuzione, coincide con il ritiro dell’estensione del ghiaccio marino nella Baia di Hudson. Il ghiaccio marino o banchisa è assolutamente necessario all’orso polare per cacciar le foche.
Il ritiro di questa come pure quello dei ghiacciai sono un chiaro indice di un cambiamento che dovrebbe renderci attenti.
Tornando al rapporto IPCC, è ben comprensibile che vi siano delle voci critiche: forse ricercatori appoggiati da ditte petrolifere o simili che spingono in questa direzione? A proposito di petrolio: pensa veramente che bruciarlo tutto in poco tempo (in termini geologici in un batter d’occhio) e trasferendo il CO2 corrispondente nell’atmosfera non ci sia nessuna conseguenza? La concentrazione attuale del biossido di carbonio nell’atmosfera, secondo i carotaggi dell’Antartide, non è mai stato a questi livelli da oltre 700 mila anni… Inoltre è semplicemente uno scempio bruciare una materia così preziosa ed è una mancanza di rispetto verso la nostra “Madreterra”. Stiamo vivendo dei risparmi del capitale terrestre e non dei suoi interessi. L’utilizzo di energie rinnovabili, solare in particolare, sarebbero da favorire in maniera decisa. È ora di rifletterci sopra un poco e non di fare la politica dello struzzo, o pensare che sia solo il vicino a dover cambiare. È giunto il momento di agire, tutti e a tutti i livelli.
Ognuno di noi può contribuire con la sua parte. Anche le prossime elezioni sono una possibilità e un’occasione per eleggere politici con progetti lungimiranti e sostenibili. Settimana scorsa i vertici dell’UE hanno mostrato coraggio in questo senso.
Se volesse approfondire la tematica o avere delle informazioni sulle conseguenze in Svizzera è consigliata una visita al sito di meteosvizzera www.meteosvizzera.ch «clima» cambiamenti del clima, che offre vari contributi di valore sui cambiamenti che potranno interessare anche le nostre regioni.
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Egregio Kappenberger,
la ringrazio di avermi scritto. La sua lettera mi permette di argomentare in maniera più precisa quanto già scritto nell’articolo in questione. Sono molte e diverse le critiche scientifiche sollevate da più parti nel mondo circa i Rapporti dell’IPCC. A questo proposito le indico in nota (*) due volumi appena usciti che analizzano e criticano punto per punto il lavoro dell’IPCC. Lasciando da parte le critiche sul metodo e sui modelli, la questione centrale del dibattito riguarda non tanto l’analisi di cosa sta accadendo, ma le cause e le conseguenze di un eventuale riscaldamento globale.
E’ evidente che il problema dell’aumento dei gas serra non può essere limitato alla produzione di anidride carbonica (CO2) da parte delle attività umane. La CO2 è solo una parte dei gas serra (circa il 2%) e dai calcoli fatti risulta che l’umanità con tutte le sue attività contribuisce a circa il 4% dell’anidride carbonica totale che circola nell’atmosfera. Se poi si considera che l’eruzione di un grande vulcano (sono 1500 attivi nel pianeta) produce molta più anidride carbonica di quanto ne possa produrre l’umanità con tutte le sue attività, è facile capire che se il problema è la CO2, non è certo l’uomo a mettere in crisi il sistema. Per quanto si voglia ingigantire il peso delle attività umane nell’impatto con l’atmosfera è quanto mai evidente la dimensione marginale di questo impatto.
La seconda questione riguarda il riscaldamento globale. Ammettiamo che per ragioni naturali stiamo vivendo un periodo relativamente più caldo: quali sono le evidenze che questo porterà ai disastri annunciati da alcuni mezzi di comunicazione di massa?
Il nostro Pianeta ha vissuto periodi molto più caldi di quello odierno, e non abbiamo prove che questo abbia creato l’apocalisse.
In merito ai ghiacci, visto che siamo in un periodo relativamente più caldo non fa impressione che in alcune parti del globo si stiano ritirando, e comunque credo che Lei sarà d’accordo con me nel constatare che ci sono dati e situazioni discordanti con il trend generale. A questo proposito è notizia di questi giorni (15 febbraio) che David Bromwich, professore di geografia all’Ohio State University, ha appena tenuto una relazione al meeting annuale dell’American Association for the Advancement of Science di San Francisco, spiegando come le temperature antartiche sono in contrasto con le previsioni dei modelli climatici .
(ANTARCTIC TEMPERATURES DISAGREE WITH CLIMATE MODEL PREDICTIONS - Physorg.com, 15 February 2007 http://www.physorg.com/news90782778.html).
In merito al numero di orsi polari, di certo un inverno mite ne favorisce la riproduzione e il numero. E’ facile constatare come un inverno meno rigido favorisca la crescita di flora e fauna.
Per quanto riguarda il presunto coinvolgimento di interessi petroliferi nel sostenere le tesi contrarie al riscaldamento globale, non ho elementi sufficienti per sostenere questa tesi, se lei ha più argomenti sarei molto interessato a conoscerli. Quello che so di certo è che il PEW Center for Climate Change, un centro dichiaratamente sostenitore della teoria del riscaldamento globale, finanziato con milioni di dollari, ha tra i suoi sostenitori le compagnie petrolifere Sunoco, British Petroleum e Enron.
D’altro canto mi sembra evidente che un inverno mite riduca i consumi di gasolio e abbassi il prezzo del petrolio, mentre gli scenari catastrofisti e la carbon tax aumentano il prezzo dei combustibili fossili. Quindi sarei più propenso a credere che certi ambienti siano interessati ad un aumento del prezzo piuttosto che ad una riduzione.
Sull’energia solare, mi auguro che possa diventare una reale ed efficiente fonte di energia, anche se devo constatare che purtroppo è attualmente troppo invasiva (ha bisogno di ampi spazi per impiantare i pannelli solari), ha un bassissimo rendimento dovuto anche al limite fisico rappresentato dalla bassa densità energetica della radiazione solare, e costa tantissimo. Almeno dieci volte il costo della stessa energia prodotta da altri impianti.
Per quanto riguarda il film di Al Gore, ho l’impressione che si tratti di mera propaganda.
Nella speranza di aver risposto ai suoi interrogativi, la ringrazio per l’attenzione.
* Marcel Leroux, professore di climatologia all’Università J. Moulin e direttore del Laboratoire de Climatologie, Risques, Environnement, di Lione ha pubblicato un libro di 500 pagine dal titolo "Global Warming: Myth or Reality? The Erring Ways of Climatology", Springer; l’altro volume è di S.Fred Singer e Dennis T. Avery, con il titolo "Unstoppable Global Warming: Every 1500 Years", Barnes & Noble

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