FIRMATO IL PROTOCOLLO D’INTESA SULL’ACQUA
COLDIRETTI, AMBIENTALISTI, CONSUMATORI, IMPRENDITORI E REGIONE VENETO UNITI PER
SOSTENERE UN PIANO STRATEGICO DI PREVENZIONE SULL’EMERGENZA IDRICA IN VENETO
Cave come serbatoi, accordi preventivi per l’uso pubblico e privato dell’acqua, rete
irrigue a basso consumo e massima vigilanza sui prelievi non autorizzati
29 maggio 2007 - “Di fronte ai cambiamenti climatici in corso, agli allarmi per gli sfasamenti
stagionali, ai rischi annunciati di alluvioni o siccità è necessario abbracciare una nuova cultura della
prevenzione e dell’organizzazione degli interventi”– ha spiegato Giorgio Piazza presidente di
Coldiretti Veneto durante la conferenza stampa organizzata oggi in Valle Averto per la firma del
protocollo d’intesa tra forze sociali, rappresentanze economiche e ambientaliste e la Regione
Veneto.
L’accordo sottoscritto da Coldiretti Veneto, Legambiente, Verdi Ambiente e Società, Associazione
nazionale Protezione Animali e Natura, Federconsumatori, Confartigianato, Confindustria, Anci,
Unione Veneta Bonifiche e Regione Veneto prevede l’impegno reciproco per il potenziamento degli
strumenti di monitoraggio e prevenzione degli stati di crisi idrica, l’incremento della vigilanza per
contrastare i prelievi non autorizzati, la riduzione dei consumi non necessari, la pianificazione delle
misure di emergenza da attivare nei casi di crisi idrica, l’avviamento di soluzioni strutturali, sia
promuovendo l’adozione di sistemi irrigui a basso consumo, sia lo stoccaggio delle acque nei
serbatoi di pianura (ex cave).
Un’intesa, dunque, che richiede una regia “regionale” per governare un cambiamento di stile e delle
abitudini. I presupposti operativi esistono per migliorare il rapporto di tutti con la risorsa idrica,
attraverso tecniche di manutenzione, risparmio, recupero e riciclo delle acque.
Dal canto suo l’agricoltura, che utilizza in prevalenza acqua non potabile, è pronta a fare la sua
parte, riducendo notevolmente i propri utilizzi. Per farlo deve comunque essere messa nelle
condizioni di adottare sistemi di irrigazione a basso consumo.
“La pratica irrigua dal punto di vista ambientale è cruciale – ha spiegato Antonio Tomezzoli il
presidente dell’Unione veneta bonifiche – perché ricarica gli acquiferi profondi (falde), mantiene gli
habitat (biodiversità) e preserva dalla desertificazione i territori più aridi”.
Dove l’impiego dell’acqua diventa insostenibile, occorre lavorare per diffondere coltivazioni a basso
fabbisogno idrico, come ad esempio le arachidi introdotte in pianura padana – ha detto Angelo
Mancone di Legambiente.
I consumi quotidiani di ogni cittadino sono imprescindibili ma si può fare molto per ridurli: la
lavastoviglie consuma 20 litri per ciclo, altrettanto la lavatrice per chilo di biancheria, lo sciacquone
ogni volta spreca da 10 a 25 litri di acqua potabile, addirittura per lavare l’auto si disperdono da
200 a 300 litri.
“Non c’è più tempo da perdere – ha precisato Piazza – negli ultimi sessant’anni la situazione
agroclimatica del Veneto è peggiorata notevolmente passando da un bilancio positivo pari a 95
mm nel periodo 1959/1980 ad un dato negativo di - 48 mm dal 1981 al 2004”.
“Questa intesa rappresenta un passo importante – ha concluso Piazza – perché grazie
all’interessamento del presidente Giancarlo Galan, la Regione si è impegnata al massimo livello per
trattare la questione “acqua” in maniera organica”
COLDIRETTI, AMBIENTALISTI, CONSUMATORI, IMPRENDITORI E REGIONE VENETO UNITI PER
SOSTENERE UN PIANO STRATEGICO DI PREVENZIONE SULL’EMERGENZA IDRICA IN VENETO
Cave come serbatoi, accordi preventivi per l’uso pubblico e privato dell’acqua, rete
irrigue a basso consumo e massima vigilanza sui prelievi non autorizzati
29 maggio 2007 - “Di fronte ai cambiamenti climatici in corso, agli allarmi per gli sfasamenti
stagionali, ai rischi annunciati di alluvioni o siccità è necessario abbracciare una nuova cultura della
prevenzione e dell’organizzazione degli interventi”– ha spiegato Giorgio Piazza presidente di
Coldiretti Veneto durante la conferenza stampa organizzata oggi in Valle Averto per la firma del
protocollo d’intesa tra forze sociali, rappresentanze economiche e ambientaliste e la Regione
Veneto.
L’accordo sottoscritto da Coldiretti Veneto, Legambiente, Verdi Ambiente e Società, Associazione
nazionale Protezione Animali e Natura, Federconsumatori, Confartigianato, Confindustria, Anci,
Unione Veneta Bonifiche e Regione Veneto prevede l’impegno reciproco per il potenziamento degli
strumenti di monitoraggio e prevenzione degli stati di crisi idrica, l’incremento della vigilanza per
contrastare i prelievi non autorizzati, la riduzione dei consumi non necessari, la pianificazione delle
misure di emergenza da attivare nei casi di crisi idrica, l’avviamento di soluzioni strutturali, sia
promuovendo l’adozione di sistemi irrigui a basso consumo, sia lo stoccaggio delle acque nei
serbatoi di pianura (ex cave).
Un’intesa, dunque, che richiede una regia “regionale” per governare un cambiamento di stile e delle
abitudini. I presupposti operativi esistono per migliorare il rapporto di tutti con la risorsa idrica,
attraverso tecniche di manutenzione, risparmio, recupero e riciclo delle acque.
Dal canto suo l’agricoltura, che utilizza in prevalenza acqua non potabile, è pronta a fare la sua
parte, riducendo notevolmente i propri utilizzi. Per farlo deve comunque essere messa nelle
condizioni di adottare sistemi di irrigazione a basso consumo.
“La pratica irrigua dal punto di vista ambientale è cruciale – ha spiegato Antonio Tomezzoli il
presidente dell’Unione veneta bonifiche – perché ricarica gli acquiferi profondi (falde), mantiene gli
habitat (biodiversità) e preserva dalla desertificazione i territori più aridi”.
Dove l’impiego dell’acqua diventa insostenibile, occorre lavorare per diffondere coltivazioni a basso
fabbisogno idrico, come ad esempio le arachidi introdotte in pianura padana – ha detto Angelo
Mancone di Legambiente.
I consumi quotidiani di ogni cittadino sono imprescindibili ma si può fare molto per ridurli: la
lavastoviglie consuma 20 litri per ciclo, altrettanto la lavatrice per chilo di biancheria, lo sciacquone
ogni volta spreca da 10 a 25 litri di acqua potabile, addirittura per lavare l’auto si disperdono da
200 a 300 litri.
“Non c’è più tempo da perdere – ha precisato Piazza – negli ultimi sessant’anni la situazione
agroclimatica del Veneto è peggiorata notevolmente passando da un bilancio positivo pari a 95
mm nel periodo 1959/1980 ad un dato negativo di - 48 mm dal 1981 al 2004”.
“Questa intesa rappresenta un passo importante – ha concluso Piazza – perché grazie
all’interessamento del presidente Giancarlo Galan, la Regione si è impegnata al massimo livello per
trattare la questione “acqua” in maniera organica”