Bentrovati a tutti voi.
Posto questo articolo che ho trovato stamattina su "La Stampa Web":
AMBIENTE
11/9/2007 - IL CASO
Il Mediterraneo sarà una palude
I dati preoccupano gli scienziati: quest’anno la emperatura è aumentata di 2 gradi
Di DANIELA DANIELE
ROMA
Acque troppo calde nel Mediterraneo. Specie marine a rischio. Non accade solo d'estate e non soltanto in superficie. La temperatura aumenta di 2 gradi in inverno. L’anomalia fa saltare gli equilibri dell'intero bacino. Sparisce la corrente del Golfo di Trieste e l’Adriatico rischia di diventare una pozza d’acqua, ferma e calda. L’allarme lanciato dal ministro dell’Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, fa da apripista alla Conferenza nazionale sui cambiamenti climatici che si apre domani a Roma, al palazzo della Fao.
Uno studio dell’Icram, l’Istituto per la ricerca sul mare e del Gruppo di lavoro sul mare, ha elaborato dati preoccupanti. L'inverno scorso, la temperatura del Tirreno, fino a 100 metri di profondità, è stata di 2 gradi sopra la media stagionale.
Nel Golfo di Trieste, dove nasce una delle tre «correnti del Golfo» mediterranee che assicurano la vitalità del nostro mare, la crescita della temperature in profondità ha fatto saltare tutti i parametri. Dai 5 gradi della media invernale dell'ultimo secolo, già nel 2003 si era passati a 13. Ora siamo a 15.
Tre i motivi di allarme determinati dal riscaldamento dei nostri bacini in inverno. Diminuisce la biomassa marina; il mare assorbe meno anidride carbonica; scompare la corrente del golfo di Trieste. In gioco è l'equilibrio ambientale di tutto il Mediterraneo. Vediamo come. Diminuzione della biomassa vegetale marina. La temperatura più calda in superficie e in profondità ostacola il rimescolamento delle acque. Primo risultato: scompaiono, a causa della mancata risalita di nutrimenti dai fondali, le microalghe, base della catena alimentare marina. Si pensi che già rapidi cambiamenti di temperatura di soli 0.4 gradi centigradi, che si verificano nelle acque profonde, sono capaci di modificare fino al 50 per cento la ricchezza di specie del nostro mare. Lo scorso inverno, nel mar Tirreno, la dieta delle specie marine è diminuita di circa un terzo rispetto al passato, con conseguenze sulla quantità di pescato e sull'equilibrio del Mediterraneo.
Si abbassa l'assorbimento di anidride carbonica. A minore quantità di plancton vegetale corrisponde anche minore capacità del mare di inglobare l'anidride carbonica, il più importante tra i gas che alterano il clima. La vegetazione marina, come quella terrestre, cresce incamerando il carbonio disperso in atmosfera. Gli scienziati calcolano che una parte significativa (circa la metà) delle emissioni di anidride carbonica è stata finora assorbita dai «pozzi naturali»: un quarto è stato assorbito dagli oceani e un quarto dalle foreste. Se il meccanismo si inceppa, com’è accaduto per la prima volta lo scorso inverno nel Mediterraneo meridionale, la quantità di CO2 in atmosfera cresce.
Gli esperti del working group Mare alla Conferenza nazionale sul clima valutano che nei mesi invernali ci sia stato un mancato assorbimento del 30 per cento dell'anidride carbonica rispetto all'anno precedente. «Secondo calcoli prudenziali, nel quadrilatero di mare che va dal Golfo di Napoli alle Eolie, 400-500 mila tonnellate di CO2 non sono state sottratte all'atmosfera».
La scomparsa della «corrente del Golfo» di Trieste. E' uno dei quattro motori che permettono la vita dell'ambiente marino. Nel 2003, ultimo anno in cui sono state fatte indagini oceanografiche nell'area, la corrente non è stata rilevata. «L’interruzione delle correnti fredde del Golfo di Trieste - dice Silvestro Greco, coordinatore scientifico dell’Icram - può causare fenomeni di grave impatto sugli ambienti profondi, portando a situazioni di anossia analoghe a quelle del Mar Nero». L'intero Adriatico rischia di trasformarsi in una grossa pozza d’acqua, sempre più ferma e sempre più calda.
Ho sempre ignorato l'esistenza della citata corrente del Golfo di Trieste, qualcuno di voi ne sa di più?
Un salutone

Roberto.
Posto questo articolo che ho trovato stamattina su "La Stampa Web":
AMBIENTE
11/9/2007 - IL CASO
Il Mediterraneo sarà una palude
I dati preoccupano gli scienziati: quest’anno la emperatura è aumentata di 2 gradi
Di DANIELA DANIELE
ROMA
Acque troppo calde nel Mediterraneo. Specie marine a rischio. Non accade solo d'estate e non soltanto in superficie. La temperatura aumenta di 2 gradi in inverno. L’anomalia fa saltare gli equilibri dell'intero bacino. Sparisce la corrente del Golfo di Trieste e l’Adriatico rischia di diventare una pozza d’acqua, ferma e calda. L’allarme lanciato dal ministro dell’Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, fa da apripista alla Conferenza nazionale sui cambiamenti climatici che si apre domani a Roma, al palazzo della Fao.
Uno studio dell’Icram, l’Istituto per la ricerca sul mare e del Gruppo di lavoro sul mare, ha elaborato dati preoccupanti. L'inverno scorso, la temperatura del Tirreno, fino a 100 metri di profondità, è stata di 2 gradi sopra la media stagionale.
Nel Golfo di Trieste, dove nasce una delle tre «correnti del Golfo» mediterranee che assicurano la vitalità del nostro mare, la crescita della temperature in profondità ha fatto saltare tutti i parametri. Dai 5 gradi della media invernale dell'ultimo secolo, già nel 2003 si era passati a 13. Ora siamo a 15.
Tre i motivi di allarme determinati dal riscaldamento dei nostri bacini in inverno. Diminuisce la biomassa marina; il mare assorbe meno anidride carbonica; scompare la corrente del golfo di Trieste. In gioco è l'equilibrio ambientale di tutto il Mediterraneo. Vediamo come. Diminuzione della biomassa vegetale marina. La temperatura più calda in superficie e in profondità ostacola il rimescolamento delle acque. Primo risultato: scompaiono, a causa della mancata risalita di nutrimenti dai fondali, le microalghe, base della catena alimentare marina. Si pensi che già rapidi cambiamenti di temperatura di soli 0.4 gradi centigradi, che si verificano nelle acque profonde, sono capaci di modificare fino al 50 per cento la ricchezza di specie del nostro mare. Lo scorso inverno, nel mar Tirreno, la dieta delle specie marine è diminuita di circa un terzo rispetto al passato, con conseguenze sulla quantità di pescato e sull'equilibrio del Mediterraneo.
Si abbassa l'assorbimento di anidride carbonica. A minore quantità di plancton vegetale corrisponde anche minore capacità del mare di inglobare l'anidride carbonica, il più importante tra i gas che alterano il clima. La vegetazione marina, come quella terrestre, cresce incamerando il carbonio disperso in atmosfera. Gli scienziati calcolano che una parte significativa (circa la metà) delle emissioni di anidride carbonica è stata finora assorbita dai «pozzi naturali»: un quarto è stato assorbito dagli oceani e un quarto dalle foreste. Se il meccanismo si inceppa, com’è accaduto per la prima volta lo scorso inverno nel Mediterraneo meridionale, la quantità di CO2 in atmosfera cresce.
Gli esperti del working group Mare alla Conferenza nazionale sul clima valutano che nei mesi invernali ci sia stato un mancato assorbimento del 30 per cento dell'anidride carbonica rispetto all'anno precedente. «Secondo calcoli prudenziali, nel quadrilatero di mare che va dal Golfo di Napoli alle Eolie, 400-500 mila tonnellate di CO2 non sono state sottratte all'atmosfera».
La scomparsa della «corrente del Golfo» di Trieste. E' uno dei quattro motori che permettono la vita dell'ambiente marino. Nel 2003, ultimo anno in cui sono state fatte indagini oceanografiche nell'area, la corrente non è stata rilevata. «L’interruzione delle correnti fredde del Golfo di Trieste - dice Silvestro Greco, coordinatore scientifico dell’Icram - può causare fenomeni di grave impatto sugli ambienti profondi, portando a situazioni di anossia analoghe a quelle del Mar Nero». L'intero Adriatico rischia di trasformarsi in una grossa pozza d’acqua, sempre più ferma e sempre più calda.
Ho sempre ignorato l'esistenza della citata corrente del Golfo di Trieste, qualcuno di voi ne sa di più?
Un salutone


Roberto.

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